Pianeti fusi alla portata di CHEOPS
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Pianeti come la Terra, ma più caldi, si rendono maggiormente visibili grazie alla radiazione in uscita. Una osservazione che potrebbe essere alla portata di osservatori già pronti


Fonte Dan J. Bower et al, Linking the evolution of terrestrial interiors and an early outgassed atmosphere to astrophysical observations, Astronomy & Astrophysics (2019).


Rappresentazione artistica dell'interno di un esopianeta fuso. Crediti University of Bern
Rappresentazione artistica dell'interno di un esopianeta fuso. Crediti University of Bern

Scovare esopianeti di tipo terrestre, dimensioni comprese, è un compito arduo visto che la loro luce, confrontata a quella stellare, non si rende facilmente osservabile. Per facilitare il compito ai telescopi spaziali, il pianeta dovrebbe essere caldo, fuso e dovrebbe essere in possesso di un involucro atmosferico molto ampio e in uscita, possibilmente. Questo è vero secondo uno studio del Center for Space and Haitability della Università di Berna: la forte radiazione in uscita renderebbe il corpo celeste "facilmente" individuabile. Pianeti simili potrebbero essere pianeti molto giovani, che un giorno potranno diventare come il nostro.

Lo studio mostra come una Terra fusa avrebbe un raggio superiore a quello attuale in misura del 5%, una differenza causata dal diverso comportamento del materiale fuso verso quello del materiale solido alle condizioni estreme di un interno planetario. 

Pianeti come la Terra sono in attesa di essere scoperti dalla futura missione PLATO, in partenza nel 2026, ma un pianeta con raggio maggiore del 5% può essere alla portata delle attuali strumentazioni più sofisticate, tra le quali CHEOPS che verrà lanciato proprio quest'anno.