In attesa di centinaia di corpi interstellari e di esopianeti gioviani
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Secondo uno studio della Yale, a provocare l'espulsione dovrebbero essere gli esopianeti che si formano nelle zone più esterne dei dischi osservati da ALMA. Un fenomeno decisamente poco raro.


Fonte https://arxiv.org/abs/1909.06387


Disco protoplanetario ottenuto da ALMA. In nero i gap nel disco. Crediti ALMA
Disco protoplanetario ottenuto da ALMA. In nero i gap nel disco. Crediti ALMA

I casi di 1I/'Oumuamua e di 2I/Borisov, i due oggetti interstellari avvistati negli ultimi due anni nel Sistema Solare , dovrebbero essere soltanto un piccolo antipasto secondo uno studio della Yale University, per il quale dobbiamo attenderci alcuni grandi oggetti centinaia di piccoli oggetti ogni anno.

Da dove abbiano origine questi oggetti non è domanda banale: teoricamente dovrebbero essere blocchi di altri sistemi planetari espulsi da giochi gravitazionali dei pianeti maggiori ma dei più di 4.000 esopianeti scoperti la stragrande maggioranza si trova a ridosso della stella , troppo vicini al centro per poter determinare una espulsione di un oggetto dalle zone più esterne. In tal caso, infatti, i modelli dicono che gli oggetti rimarrebbero comunque bloccati nei sistemi di origine.

E allora da dove vengono questi corpi alieni? Una risposta potrebbe venire da esopianeti in orbita più remota rispetto alla stella centrale, pianeti che avrebbero scavato dei solchi nei dischi protoplanetari del tutto simili a quelli osservati da ALMA (Atacama Large Millimeter/submillimeter Array). Sarebbero proprio i pianeti che si formano in zone più periferiche a poter scagliare via dal proprio sistema i corpi che poi ci ritroviamo, a volte, nel Sistema Solare. 

Per test, i ricercatori della Yale hanno studiato i dischi protoplanetari di tre stelle, alla ricerca di lacune chiare che consentano di simulare l'espulsione di materia. Proprio da queste simulazioni è venuta la conferma a un processo neanche tanto raro, tale da inviare verso di noi centinaia di corpi ogni anno, piccoli o grandi.

E I PIANETI?

Un gran numero di oggetti ancora da scoprire è possibile trovarlo anche nei giganti gassosi intorno a stelle distanti visto che, secondo uno studio della NASA, esiste una intera popolazione di gioviani ancora da scoprire, dati da quei corpi che hanno proprio le dimensioni di Giove e che, finora, sono rarissimi. Il compito sarà di WFIRST, il prossimo telescopio spaziale americano. 

Il rettangolo nero che circonda Giove indica la regione approssimativa dello spazio di scoperta degli esopianeti nel quale andare a cercare tramite imaging diretto. Crediti Alan Boss
Il rettangolo nero che circonda Giove indica la regione approssimativa dello spazio di scoperta degli esopianeti nel quale andare a cercare tramite imaging diretto.
Crediti Alan Boss

A rilanciare lo studio è la scoperta di un altro gigante gassoso a ridosso di una stella nana, qualcosa che nella comprensione dei modelli ancora non riesce a rientrare visto che la massa di un disco dovrebbe essere proporzionale alla massa della stella centrale. Se un pianeta gigante si forma intorno a una stella piccola vuol dire che il disco era sproporzionatamente grande oppure che il modello di core accretion, in questo caso, non funziona. Il periodo orbitale intorno a stelle piccole è più lungo, tanto lungo da impedire all'accrescimento di formare giganti gassosi prima che il gas scompaia. Questo gioca a favore dell'instabilità del disco e le ultime simulazioni sembrano dare evidenza (J. C. Morales et al. A giant exoplanet orbiting a very-low-mass star challenges planet formation modelsScience - 2019).