Aitken e un impatto che non torna con le attese
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Un nuovo studio complica notevolmente la teoria secondo la quale l'impatto che formò il bacino più grande del Sistema Solare trafisse la crosta lunare


Fonte Xiaoyi Hu et al. Mineral Abundances Inferred From In Situ Reflectance Measurements of Chang'E‐4 Landing Site in South Pole‐Aitken Basin, Geophysical Research Letters (2019).


Le rughe nel cratere Aitken. Crediti NASA
Le rughe nel cratere Aitken. Crediti NASA

Dopo i calcoli che non tornano in termini di massa, che potrebbero indicare la persistenza del corpo impattante in grado di creare il bacino Aitken, la stessa zona sudpolare lunare riserva altre sorprese. 

Il cratere, che attualmente si configura come il più grande del Sistema Solare con i suoi 2500 chilometri di diametro e i 13 chilometri di profondità, non mostra ciò che ci si attenderebbe di trovare da un impatto in grado di perforare la crosta lunare e portare in superficie il materiale tipico del mantello. Uno studio di inizio 2019 aveva elaborato i dati lunari in termini di spettro per concludere come l'impatto all'origine di Aitken fosse tale da spaccare la superficie e miscelare i materiali, ma una nuova ricerca ha riesaminato gli stessi dati, acquisiti dal veicolo cinese Chang'e-4, rilevando come il fondo del cratere sia del tutto simile per composizione a quella della crosta media lunare. L'impatto, quindi, potrebbe non aver esposto alcun materiale tipico del mantello lunare. 

Lo spessore della crosta al di sotto di Aitken è stimata in 30 chilometri contro i 40 della media lunare ma nonostante questa differenza le quantità di clinopropossene, ortopropossene e olivina non sembrano tali da confermare un rimescolamento degli strati lunari (4-19%, 9-28% e 2-12% rispettivamente). Soprattutto il plagioclasio ha giocato un ruolo importante: si tratta di un minerale creato dal raffreddamento della lava e una delle rocce più comuni sulla superficie lunare. anche in Aitken, questo elemento compone il 56-72% della composizione totale, rappresentando quindi l'elemento di maggioranza. 

A oggi, quindi, le certezze che c'erano sulla formazione di Aitken cadono a mostrare una realtà molto più complessa ancora da comprendere.