Evoluzione nel tempo del campo magnetico di Mercurio
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I dati della sonda MESSENGER, presi durante la fase di caduta, rivelano un campo magnetico antico decisamente diverso da quello registrato oggi sul piccolo pianeta.


Fonte Joana S. Oliveira et al. Constraining the Early History of Mercury and its Core Dynamo by Studying the Crustal Magnetic Field, Journal of Geophysical Research: Planets (2019).


Mercurio. Crediti NASA
Mercurio. Crediti NASA

Gli antichi poli magnetici di Mercurio erano distanti dalla attuale posizione odierna, il che implica come il campo magnetico , esattamente come quello terrestre, si sia modificato nel tempo. 

Alcuni pianeti hanno nuclei di metallo fluido e proprio dal moto di questo deriva il campo magnetico di un pianeta . Questo campo crea una magnetosfera che circonda il pianeta, il che consente alla Terra, ad esempio, di stare al riparo da raggi cosmici e radiazione solare altamente energetica. Un nucleo fuso lo possiede anche Mercurio e oggi si scopre che anche il suo campo magnetico è shiftato nel tempo, rendendo il quadro del piccolo pianeta molto più complesso di quanto pensato in precedenza. Lo studio di questo pianeta e della sua evoluzione magnetica potrebbe aiutare, peraltro, anche nella comprensione del nostro pianeta e dell'evoluzione del Sistema Solare intero. 

Il polo nord magnetico della Terra va alla deriva in misura compresa tra 55 e 60 chilometri ogni anno mentre il polo sud si sposta da 10 a 15 chilometri. L'orientamento è cambiato più di cento volte nel corso dei 4.5 miliardi di anni di età del nostro pianeta. La cartina tornasole delle variazioni è data dalle rocce: le rocce ignee, derivanti dal raffreddamento della lava, conservano tracce del campo magnetico durante il raffreddamento stesso, allineandosi (magnetizzazione termopersistente). Dalle rocce si è compreso come l'ultimo ribaltamento del campo magnetico si è avuto 780.000 anni fa circa.

Un discorso del genere può essere fatto solo per Terra e Luna. Per gli altri  corpi celesti mancano le rocce da analizzare.

Traiettoria di discesa della sonda MESSENGER su Mercurio, con i crateri evidenziati da cerchi bianchi. Crediti AGU
Traiettoria di discesa della sonda MESSENGER su Mercurio, con i crateri evidenziati da cerchi bianchi. Crediti AGU

Per Mercurio servivano rilevazioni a bassa quota, una occasione che è venuta dalla fine della missione MESSENGER la quale nel 2015 ha iniziato la discesa raccogliendo tre mesi di informazioni e rivelando dati sulla magnetizzazione crostale del pianeta. Sono stati così studiati antichi crateri con diverse firme magnetiche rispetto alla media del terreno circostante, crateri che risalgono a epoche comprese tra 4.1 e 3.8 miliardi di anni fa. I crateri sono utilissimi poiché durante l'impatto il calore generato fonde le rocce consentendo un riallineamento con il campo magnetico attuale, lasciandoci una fotografia di fondamentale importanza.

Cinque crateri studiati hanno evidenziato un allineamento del campo magnetico "registrato" diverso dall'orientamento attuale. Gli antichi poli magnetici erano lontani dall'attuale Polo Sud geografico del pianeta, con variazioni nel tempo. Ci si attendeva un raggruppamento dei poli in due punti più vicini all'asse di rotazione del pianeta ma è stato osservato, invece, come i poli si distribuiscano in modo casuale, con localizzazione sempre nell'emisfero "australe".

L'evoluzione magnetica di Mercurio deve essere stata molto diversa da quella terrestre e il pianeta potrebbe essersi spostato lungo il proprio asse. Si attendono i futuri dati di BepiColombo per poterne sapere di più.