Là dove i venti dei giganti gassosi si fermano
loading

I venti che dominano l'alta atmosfera di Saturno e di Giove si fermano ben presto scendendo in profondità: alla base una atmosfera che diventa viscosa come il miele.


Fonte Jeffrey B. Parker and Navid C. Constantinou, Magnetic eddy viscosity of mean shear flows in two-dimensional magnetohydrodynamics, Phys. Rev. Fluids, 4, 083701 (2019)


Saturno. Crediti NASA
Saturno. Crediti NASA

I dati della sonda Cassini, presi durante gli ultimi tuffi tra pianeta e perimetro interno degli anelli planetari, hanno fornito una quantità infinita di informazioni, molte delle quali ancora da estrapolare. Un nuovo studio a cura dell'Australian National Union (ANU) evidenzia quel che potrebbe essere il motivo per il quale i venti di Saturno non vadano oltre gli 8.500 chilometri di profondità, fino - cioè - al 15% della distanza del nucleo planetario. 

Nell'interno di Saturno, dove la pressione è elevata, il gas inizia a essere liquido in grado di condurre elettricità ed è maggiormente influenzato dal campo magnetico del pianeta . Un liquido di questo tipo piega e distorce il campo magnetico, il che rende il fluido ancora più viscoso, come miele. Questo effetto viscoso, secondo i modelli, sarebbe alla base dell'interruzione dei jet streams oltre 8.500 chilometri di profondità.

Un discorso analogo può essere portato avanti per Giove, dove i venti zonali del pianeta (quelli che danno origine ai flussi alternati evidenziati dai diversi colori delle bande) scendono soltanto fino a 3.000 chilometri di profondità (appena il 4% del raggio gioviano). Anche in tal caso, i campi magnetici possono far sì che i fluidi conduttori di elettricità si comportino più come miele che come acqua: l'atmosfera diventa più conduttiva e maggiormente influenzata dal campo magnetico. 

Giove. Crediti NASA
Giove. Crediti NASA