Mix di azoto e monossido di carbonio ghiacciati per Tritone
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Il Gemini South Telescope individua nello spettro di Tritone una riga particolare data dall'unione dei due elementi ghiacciati che sulla Terra sono presenti in forma gassosa


Fonte S. C. Tegler et al. A New Two-molecule Combination Band as a Diagnostic of Carbon Monoxide Diluted in Nitrogen Ice on Triton, The Astronomical Journal (2019).


Tritone ripreso dalla Voyager 2 nella regione sud polare. Crediti NASA/JPL
Tritone ripreso dalla Voyager 2 nella regione sud polare. Crediti NASA/JPL

Tritone è un satellite di Nettuno, ottavo pianeta del Sistema Solare e distante 2.7 miliardi di chilometri dalla Terra. La temperatura superficiale approssima lo zero assoluto, qualcosa in grado di far ghiacciare l'atmosfera . L'atmosfera di Tritone è 70.000 volte meno densa di quella terrestre e si compone di azoto, metano e monossido di carbonio.

Si tratta di condizioni estreme che hanno portato a scoperte altrettanto eccezionali, visto che il Gemini South Telescope da 8 metri, in Cile, ha isolato la firma corrispondente all'unione di azoto e monossido di carbonio, una vibrazione all'unisono. Individualmente i due elementi assorbono una ben distinta e personalissima lunghezza d'onda in infrarosso , ma in tandem hanno evidenziano un assorbimento ulteriore ben identificato dallo studio.

La scoperta offre un modo per osservare come il mix di elementi volatili possa trasportare materia tramite geyser, innescare variazioni stagionali e fornire un contesto per le condizioni sui mondi ghiacciati in generale.

Sulla Terra il monossido di carbonio e l'azoto esistono allo stato gassoso e non ghiacciato, tanto che l'azoto molecolare è dominante nell'aria che respiriamo mentre il monossido di carbonio è un contaminante raro che può essere letale.  Su Tritone le cose stanno diversamente: i due elementi sono ghiacciati e possono ghiacciare da soli o in coppia, dando vita nel secondo caso al mix rinvenuto nei geyser dalla Voyager 2.

Simili mix potrebbero esistere anche su Plutone e oltre, quindi lo studio apre una porta che può essere estesa anche agli esopianeti.