Tre programmi per la struttura a grande scala
loading

La combinazione di Dark Energy Survey, del South Pole Telescope e di Planck consente di migliorare la stima di alcuni parametri in grado di descrivere l'universo e la sua evoluzione


Fonte J Prat et al. Cosmological lensing ratios with DES Y1, SPT, and Planck, Monthly Notices of the Royal Astronomical Society (2019)


South Pole Telescope (SPT). Crediti SPT Collaboration
South Pole Telescope (SPT). Crediti SPT Collaboration

Circa trenta anni fa la Large-Scale Structure (LSS) dell'universo prese piede a partire dagli astronomi del CfA e da questa rappresentazione, unita ai dati della radiazione cosmica di fondo e del Big Bang inflazionario, è stata ottenuta una immagine dell'origine e dell'evoluzione dell'universo stesso.

Restano tanti misteri, come quello della materia oscura che dovrebbe legare insieme ogni struttura di questa grande scala e un nuovo lavoro del CfA ha utilizzato i fotoni delle prime galassie (galassie markers) per studiare la scala a maggior dettaglio. Quando i fotoni partono da queste remote galassie e attraversano l'universo, i percorsi vengono perturbati dalle influenze gravitazionali della LSS. I dettagli della distribuzione di massa sono estremamente complessi ma alcuni parametri valorizzati in un certo modo possono consentire di ottenere importanti vincoli al modello corrente di evoluzione universale. I dati della Dark Energy Survey, il South Pole Telescope e la missione Planck hanno consentito un mix di dati di indubbio valore, rendendo superfluo il calcolo preciso della distanza delle galassie markers. Così facendo alcuni paramentri sono stati migliorati in precisione fino al 10%.