Dai binari oltre Nettuno alla formazione dei pianeti
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Osservazioni di Hubble e modello di instabilità di streaming portano a una rotazione dei sistemi binari in perfetto accordo. Un input in più verso i processi che generano i planetesimi.


Fonte David Nesvorný et al. Trans-Neptunian binaries as evidence for planetesimal formation by the streaming instability, Nature Astronomy (2019)


Kuiper Belt Object binario
Kuiper Belt Object binario

Uno degli aspetti meno noti della crescita planetaria è rappresentato dalla formazione dei planetesimi, corpi superiori al chilometri di diametro grandi abbastanza da essere tenuti insieme dalla gravità. 

Durante le fasi iniziali della crescita planetaria, i grani di polvere collidono molto dolcemente rimanendo uniti a produrre particelle via via più grandi. Con l'aumentare delle dimensioni, però, le collisioni diventano più violente e distruttive e uno dei misteri più fitti riguarda proprio il superamento della "barriera di un metro". La teoria dell'instabilità postula come corpi di quete dimensioni possano interagire con il gas presente intorno alle giovani stelle e come i meccanismi di streaming possano portare i grani a addensarsi in alcune regioni collassando sotto la propria gravità fino a formare planetesimi. Un team di scienziati ha studiato gli Oggetti Trans Nettuniani (TNO) binari, un'area della Fascia di Kuiper che in tutta la storia del Sistema Solare ha subito soltanto in misura limitata disturbi gravitazionali, lasciando i corpi celesti allo stato primordiale. 

Osservazioni di Hubble Space Telescope e del Keck Observatory alle Hawaii hanno evidenziato come circa l'80% dei sistemi binari di TNO sia in possesso di orbita prograda, il che contraddice la teoria per la quale un sistema binario si formi per acquisizione gravitazionale in seguito a passaggi ravvicinati, che porterebbe a una maggioranza di sistemi retrogradi. 

Secondo le simulazioni basate sulla teoria dell'instabilità di streaming, invece, si arriva a un 80% di orbite prograde, in perfetto accordo con quanto osservato effettivamente per i KBO (Kuiper Belt Objects).