Il mezzo interstellare si arricchisce di sfere grandi e cariche
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Nelle osservazioni di Hubble e nei dati di laboratorio trovato il match tra una delle misteriose DIBs e un composto del carbonio decisamente grande e complesso.


Fonte M. A. Cordiner et al, Confirming Interstellar C60+ Using the Hubble Space Telescope, The Astrophysical Journal (2019)


Risolto il mistero di alcune DIBs
Risolto il mistero di alcune DIBs

Il mezzo interstellare si arricchisce di molecole elettricamente cariche la cui forma è simile a quella di un pallone da calcio, secondo le osservazioni di Hubble Space Telescope.

Il mezzo interstellare è la casa di origine della formazione stellare e dei pianeti e proprio per questo è fondamentale identificarlo al meglio, alla ricerca degli ingredienti a disposizione per la nascita di stelle e pianeti. Le molecole identificate sono una corma di carbonio chiamato "Buckminsterfullerene" o "Buckyballs", consistente di 60 atomi di carbonio (C60) disposti a forma sferica. C60 è già stato rinvenuto in rari casi nelle rocce terrestri e nei minerali ma anche nello spazio. E' comunque la prima volta che una versione ionizzata, quindi carica elettricamente, viene confermata nel mezzo interstellare. 

Questo composto si ionizza quando la luce ultravioletta delle stelle riesce a eliminare un elettrone dalle molecole, donando una carica positiva (C60+). Il mezzo interstellare è da sempre considerato troppo arido e rado per poter osservare molecole così grandi e prima della detection di C60 la molecola più grande mai osservata nello spazio si componeva di soli 12 atomi. La detection esalta ancora una volta la complessa chimica che può palesarsi nello studio dell'universo, persino in zone a densità estremamente bassa. 

La vita che conosciamo si basa sul carbonio e la scoperta mostra come questo possa presentarsi in modo complesso anche in ambienti aridi e poco densi. Gran parte del mezzo interstellare si compone di idrogeno e elio ma esistono molti composti che ancora non sono stati identificati. Lo studio si basa sugli effetti che il mezzo interstellare ha sulla luce proveniente da astri distanti: il mezzo interstellare assorbe e blocca alcune lunghezze d'onda e in base alla frequenza è possibile risalire alla presenza o meno di un elemento o di un altro. Alcuni pattern di assorbimento, però, coprono frequenze non riconducibili a qualcosa di già noto sulla Terra e queste righe vengono chiamate Diffuse Interstellar Bands (DIBs). La loro identità è rimasta un mistero finché Mary Lea Heger non pubblicò un articolo, nel 1922, su due di queste DIBs. A oggi più di 400 DIBs sono state riconosciute ma nessuna è stata identificata in modo definitivo. Decenni di studi di laboratorio hanno portato a nessun risultato di assegnazione ben precisa fino al lavoro su C60+: il team è stato in grado di assegnare senza ombra di dubbio il pattern ricreandolo in laboratorio a partire dalle osservazioni di Hubble Space Telescope sul mezzo interstellare, unico modo per osservare un elemento che verrebbe nascosto, altrimenti, dall'atmosfera terrestre. 

La luce delle stelle distanti è stata fornita in tal caso da supergiganti blu nel piano della Via Lattea
A questo punto è anche più semplice pensare come gran parte delle DIBs ancora da assegnare possano derivare da molecole di carbonio estremamente grandi e complesse, il che potrebbe anche guidare i futuri esperimenti di laboratorio mirati a riprodurle.