Record di metano per Curiosity ma ExoMars ancora non lo vede
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A fronte del record di concentrazione di metano ottenuto nel cratere Gale da Curiosity, l'orbiter di ESA ancora non riesce a captare alcuna traccia dell'elemento.


Fonte NASA


Immagine dalla NavCam di Curiosity ripresa il 18 giurno 2019. Crediti NASA/JPL/Caltech
Immagine dalla NavCam di Curiosity ripresa il
18 giugno 2019. Crediti NASA/JPL/Caltech

Il 19 giugno 2019 il rover Curiosity, tramite il Tunable Laser Spectrometer (TLS) ha rilevato, all'interno del cratere Gale, la maggior concentrazione di metano mai misurata su Marte dal robottino.

Ventuno parti su un miliardo, una misura mai ottenuta da Curiosity sebbene in valori assoluti si stia parlando comunque di qualcosa di minuscolo, cento volte meno densa delle misurazioni terrestri. Record per Curiosity, ma non per Marte: da Terra telescopi terrestri avevano misurato sul pianeta rosso anche 46 parti per miliardo, ma è anche vero che ogni notizia proveniente da Marte gode di una cassa di risonanza a volte inspiegabilmente esagerata. E così il record personale di Curiosity passa per una notizia sensazionale.

La zona viene osservata tre volte al mese, ogni volta per cinquanta minuti. Si tratta di una concentrazione altamente variabile quindi il record di misurazione è frutto di una coincidenza, ma potrebbe esser stato anche più elevato. Sta di fatto che osservazioni di follow-up hanno subito visto rientrare il valore nei ranghi, a testimonianza del fatto che l'eccesso rilevato sia da imputare a uno dei pennacchi transitori già osservati in passato dallo stesso Curiosity. Relativamente all'origine del metano, in ogni caso, si esclude la pista biologica mentre resta calda la possibilità di reazioni di carbonio originario da rocce o anidride carbonica con idrogeno.

A fronte di questo, il Trace Gas Orbiter (TGO) di ExoMars continua a non rilevare  alcuna traccia di metano. Su questo "mistero" rimandiamo all'intervista su "Occhi al Cielo" alla Dott.ssa Arianna Piccialli