Fondere un satellite per comprenderne il rientro
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Nell'ambito di Clean Space di ESA, al DLR in Germania si è proceduto alla fusione di una parte di satellite per verificarne il comportamento in fase di rientro. Si cerca di minimizzare i rischi.


Fonte ESA


La fusione a migliaia di gradi di parte di un satellite al DLR. Simulazione di rientro in atmosfera. Crediti ESA/DLR
La fusione a migliaia di gradi di parte di un satellite al DLR. Simulazione di rientro in atmosfera. Crediti ESA/DLR

Una delle parti più dense di un satellite artificiale è stata posta in una galleria per plasma e fatta fondere al fine di comprendere al meglio il modo di bruciare di un satellite durante il rientro in atmosfera e di minimizzare i rischi legati a possibili cadute sulla Terra.

L'esperimento ha avuto vita come parte del programma Clean Space dell'ESA riproducendo le condizioni di rientro al DLR German Aerospace Center, a Colonia. Il test è stato effettuato su un componente di 4x10 centimetri, progettato per interagire magneticamente con il campo magnetico terrestre. 

Un esterno in fibra di carbonio rinforzata con bobine di rame e un interno in ferro e cobalto, il componente è stato riscaldato a migliaia di gradi Celsius facendo risaltare molte somiglianze ma anche alcune deviazioni dai modelli di previsione. 

Nel 1997 cadde a Terra un serbatoio di carburante da 250 chilomgrammi ed eventi simili potrebbero essere veramente dannosi in base al luogo di caduta. I rientri controllati, per normativa, dovrebbero avere oggi meno di una possibilità su diecimila di ferire terrestri e per questo l'ESA ha avviato CleanSpace, tecnologie e tecniche per garantire satelliti più sicuri. In particolare gli oggetti meno distruttibili dall'atmosfera sono i serbatoi, gli strumenti magnetici, gli strumenti ottici e i giroscopi.