Dagli anelli di Saturno ancora sorprese
loading

Nuove strutture denotano una importanza finora sottovalutata delle caratteristiche delle singole particelle e sembrano diminuire le quantità di ghiaccio di acqua in una delle zone più brillanti


Fonte Matthew S. Tiscareno et al. Close-range remote sensing of Saturn's rings during Cassini's ring-grazing orbits and Grand Finale, Science (2019)


Il satellite Daphnis tra gli anelli di Saturno. Crediti CASSINI/NASA/JPL
Il satellite Daphnis tra gli anelli di Saturno. Crediti CASSINI/NASA/JPL

Gli ultimi tuffi della sonda Cassini nella zona tra superficie del pianeta  a perimetro interno degli anelli ha fornito molte indicazioni sull'intricato sistema che regola le strutture stesse e un nuovo lavoro analizza proprio le anomalie indotte da masse incastonate nella zona, patterns e sculture derivanti dal passaggio di satelliti o zone di maggior densità e che presentano diversità in termini di colore, chimica e temperatura .

Le piccole lune incastonate negli anelli A e G di Saturno interagiscono con le particelle proprio come fanno i pianeti in formazione all'interno di un disco protoplanetario : in questo modo è stato possibile ottenere dettagli sui processi dei dischi che hanno formato non solo gli anelli di Saturno ma anche il Sistema Solare .

Sul bordo più esterno degli anelli principali, una serie di strutture simili generate da un impatto nell'anello F sono dotate di uguali lunghezze e orientamenti a testimonianza di un possibile stormo di corpi impattanti giunti a destinazione nello stesso periodo. L'anello sarebbe quindi modellato da flussi di materiale che orbitano intorno a Saturno stesso piuttosto che, ad esempio, da detriti cometari generati da impatti sugli anelli. 

Se da un lato si ottengono informazioni, dall'altro si aprono nuove domande: le immagini portano alla ribalta tre distinte trame di materiale - grumose, lisce e striate - presenti in bande con netti confini. Il motivo è tutto da spiegare.

Immagine in infrarosso degli anelli A, B e C. Crediti NASA/JPL/Caltech
Immagine in infrarosso degli anelli A, B e C. Crediti NASA/JPL/Caltech

Il modo di apparire degli anelli non è quindi una mera funzione della quantità di materiale ma anche di qualcosa che caratterizza le particelle e il loro modo di scontrarsi. Qualcosa che ancora non è noto.

 

 

I dati risalgono alle Ring Grazing Orbits tra Dicembre 2016 e Aprile 2017 e al Grand Finale, da Aprile a Settembre 2017. Lo spettrometro Visible and Infrared Mapping Spectrometer (VIMS) ha portato alla ribalta anche un altro mistero: immortalando gli anelli in visibile e vicino infrarosso , sono state identificate bande insolitamente deboli di ghiaccio di acqua nella zona più esterna dell'anello A. L'area è nota come una tra le più riflettenti e questo contrasta molto con la lacuna di ghiaccio.

La mappa ottenuta esclude anche ghiaccio di ammoniaca e ghiaccio di metao, ma non vede neanche composti organici, segnando un'altra sorpresa dato che materiale organico è stato scoperto in arrivo dall'anello D fino all'atmosfera di Saturno.