Dalle supernovae alla posizione eretta
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Lo studio dei fondali marini e del sottosuolo terrestre abbina l'era delle supernovae a quella degli incendi che cambiarono il volto alla Terra, costringendo l'uomo ad assumere una posizione eretta.


Fonte Journal of Geology - “From cosmic explosions to terrestrial fires?”, - Adrian L. Melott et al.


Supernova, una rappresentazione
Supernova, una rappresentazione

La Terra registra il proprio passato e lo fa nei fondali oceanici, nei cerchi presenti nelle sezioni degli alberi, negli strati di sottosuolo.

I fondali marini raccontano di un eccesso di ferro-60, isotopo raro sulla Terra e prodotto dalle supernovae, in strati risalenti a epoche tra 8 e 2.6 milioni di anni fa: un eccesso che si ritiene imputabile a una serie di supernovae esplose tra 160 e 320 anni luce di distanza dalla Terra, tra Pliocene, Era glaciale e Paleolitico. Questa pioggia di raggi cosmici è giunta fino alla superficie terrestre, ionizzando gli strati atmosferici più bassi e consentendo un aumento enorme nella produzione di fulmini.

A questo punto entrano in gioco altre registrazioni, come i depositi di carbone e fuliggine rinvenuti in strati che riportano a una epoca compatibile con quella del ferro-60. Questo carbone, presente a livello mondiale, è inspiegabile, a meno che non si ipotizzi una serie fenomenale di incendi legata proprio al numero di fulmini indotti dai raggi cosmici.

Gli incendi su scala mondiale potrebbero aver cambiato del tutto l'aspetto terrestre, sostituendo la savana alle bruciate foreste e richiedendo agli esseri viventi una evoluzione conseguente. Proprio questo potrebbe aver indotto i progenitori dell'Homo sapiens a sviluppare il bipedismo, fondamentale per arrampicarsi al meglio sugli alberi.

Contrariamente a quanto visto per le estinzioni di massa (soprattutto marine), quindi, le supernovae potrebbero aver portato anche un miglioramento nell'evoluzione della vita sulla Terra.