SpaceX tra progresso e rischio per il cielo
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Sessanta di dodicimila satelliti sono stati lanciati, creando un treno luminoso che ha fatto pensare a quali potranno essere le conseguenze per la scienza di un uso indiscriminato dello spazio


Fonte Phys.org


La catena di satelliti rilasciata da Space-X.
La catena di satelliti rilasciata da Space-X. Crediti Marco Langbroek

Un astronomo olandese, Marco Langbroek, ha ripreso un treno di satelliti Starlink rilasciati da SpaceX nell'ultimo week end, al solito azienda accompagnata da irrefrenabile entusiasmo da parte degli "appassionati" di spazio.

Come nel caso della Tesla, tuttavia, la mossa di SpaceX può essere vista in una diversa ottica: sessanta satelliti che un giorno potranno diventare dodicimila potrebbero diventare un problema per le scoperte scientifiche. Lo sa bene chi fotografa il cielo quanto sia difficile riprendere una zona al netto del passaggio di qualche satellite e cifre di questo tipo, con satelliti visibili anche a occhio nudo, rappresenterebbero uno spostamento del limite a livelli forse difficili da accettare. Nel tempo di appena venti anni l'occhio umano potrebbe vedere più satelliti che stelle. L'altitudine target per questi satelliti è di 550 chilometri e la luminosità è calata rispetto a quella dell'immagine in alto ma la preoccupazione resta anche perché l'azienda di Elon Musk è soltanto una delle tante che stanno strizzando l'occhio allo spazio, con idee che vanno da lune artificiali per fare luce a pubblicità scritte nel cielo.

Attualmente esistono 2.100 satelliti attivi intorno alla Terra secondo la Satellite Industry Association. Se arrivassero ulteriori dodicimila satelliti, soltanto da SpaceX, ci sarebbero centinaia di satelliti sopra l'orizzonte in ogni momento della giornata.

Musk ha risposto su Twitter alle accuse con frasi sconnesse e contraddittorie, da par suo. L'intento dovrebbe essere quello di donare internet veloce a miliardi di persone, ma occorre vedere cosa mettere sull'altro piatto della bilancia. Musk si è detto propenso a diminuire la riflettività dei satelliti futuri ma c'è da chiedersi come mai a queste cose non ci si arrivi mai prima di provocare danni. 

Se chi fotografa il cielo, soprattutto a scopi scientifici, piange, i radioastronomi si disperano visto che difficilmente chi produce satelliti pensa a schermare le proprie emissioni, che vanno quindi a interagire con le bande della radioastronomia. Questi sessanta satelliti saranno molto visibili a alte latitudini ma anche intorno ai 35° la situazione non è rosea.

Il cielo notturno è sempre più a rischio quindi, e il sospetto è che attualmente Elon Musk possa fare il bello e cattivo tempo con il benestare di chi spera nei suoi investimenti nel settore spaziale, sempre che questi siano effettivamente a beneficio della scienza. Altro problema è il rischio di provocare danni ad altri satelliti e quindi di aumentare la quantità di detriti spaziali con conseguente sindrome di Kessler (quella che dà inizio al film Gravity).

Anche il fatto di tranquillizzare gli appassionati tramite Twitter, specificando che i satelliti saranno molto meno visibili una volta raggiunta l'orbita definitiva, dimostra come Elon Musk non comprenda appieno il problema. Il problema principale non sono le foto amatoriali del cielo ma quelle scientifiche e le radio osservazioni, cose che prescindono da una maggiore o minore visibilità per telescopi amatoriali. La professata volontà di Musk di collaborare (cosa che andava fatta prima) ha trovato accoglimento da parte della Royal Astronomical Society, propensa a una collaborazione tra SpaceX e scienziati, ingegneri e altre discipline finalizzata a mitigare gli effetti negativi delle nuove costellazioni, tenendo in considerazione anche il patrimonio umano.