A caccia di gioviani freddi combinando tecniche tradizionali e tecnologia
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Il metodo delle velocità radiali associato alla ripresa diretta e alle tecnologie poste dietro i sensori sempre migliori può aiutare nella scoperta di giganti distanti dalla propria stella


Fonte Detection of Planetary and Stellar Companions to Neighboring Stars via a Combination of Radial Velocity and Direct Imaging Techniques


L'andamento della radiazione con li metodo delle velocità radiali
L'andamento della radiazione con li metodo delle velocità radiali

Gli astronomi ritengono che i pianeti come Giove riescano a proteggerci da corpi celesti che, in loro assenza, andrebbero a colpire la Terra. Questi pianeti agiscono quindi da guardiani dei sistemi planetari non solo da noi ma in tutta la galassia . La prova verrebbe da due pianeti di tipo gioviano distanti 150 anni luce dalla Terra e avrebbe implicazioni anche sulla possibilità di sviluppare vita da parte dei pianeti più piccoli e rocciosi come il nostro.

Molti pianeti giganti sono stati trovati a orbitare in modo molto stretto intorno alla propria stella madre ma questo non aiuta riguardo l'architettura del nostro Sistema Solare , la cui configurazione planetaria non vede la presenza di hot Jupiters. Ad oggi, pianeti giganti distanti dalla propria stella come lo sono i "nostri" sono difficili da osservare.

Un nuovo approccio combina i metodi tradizionali con le ultime tecnologie, affiancando alle velocità radiali qualcosa che riesca a migliorare i tempi di attesa: Saturno impiega trenta anni a compiere un giro intorno al Sole e attendere le oscillazioni del Sole in questo caso, dall'esterno, sarebbe qualcosa di altamente improbabile.Gli esopianeti maggiori possono quindi impiegare molti anni a compiere una orbita  e per accelerare il processo le velocità radiali sono state combinate con la visione diretta.

Ottenere una immagine diretta di un esopianeta posto a miliardi di miliardi di chilometri di distanza non è semplice: si richiedono telescopi molto grandi e un oscuramento della luce stellare che rischia di offuscare il pianeta . Questo secondo fattore viene sempre più migliorato dalla tecnica posta dietro il sensore che effettua la ripresa. Il team ha applicato quindi questa combinazione di tecniche per venti stelle differenti scoprendo i due esopianeti citati in apertura ma anche un terzo.