Un burst di formazione stellare datato tre miliardi di anni fa
loading

I dati della Data Release 2 di Gaia consentono di evidenziare, ancora una volta, un aspetto della fase evolutiva della nostra Via Lattea. In questo caso si parla essenzialmente del disco.


Fonte R. Mor et al, Gaia DR2 reveals a star formation burst in the disc 2–3 Gyr ago, Astronomy & Astrophysics (2019)


La regione evidenziata di Rho Ophiuchi nelle riprese di Gaia. Crediti ESA
La regione evidenziata di Rho Ophiuchi nelle riprese di Gaia. Crediti ESA

Un team dell'Institute of Cosmos Sciences della Università di Barcellona (ICCUB, UB-IEEC) ha analizzato i dati delle Data Release 2 (DR2) di Gaia, satellite ESA, scoprendo come un burst di formazione stellare deve essersi verificato nella Via Lattea circa tre miliardi di anni fa. Durante questo processo, più del 50% delle stelle che compongono il disco galattico potrebbero aver preso vita.

I risultati sono la combinazione delle distanze, dei colori e della magnitudine delle stelle osservate da Gaia e confrontate con i modelli che ne prevedono la distribuzione nella nostra galassia .

Il tasso di formazione stellare nella Galassia dovrebbe seguire un trend decrescente nel tempo, un trend che porta all'esaurimento progressivo del gas necessario alla formazione stellare. Lo studio mostra come nonostante questo lento processo di spegnimento, la Via Lattea deve aver sperimentato un boom in grado di invertire il trend a partire da quattro miliardi di anni fa. Il motivo andrebbe ricercato nella collisione con una galassia nana, dalla cui fusione sarebbe derivata una riattivazione di formazione stellare in grado di spiegare anche la distribuzione delle distanze, delle età e delle masse. Il processo dovrebbe aver coinvolto miliardi di masse solari e questo, unitamente ai tempi necessari, porta a pensare che il disco galattico non abbia sperimentato pause alternate a evoluzioni ma deve aver registrato una perturbazione esterna iniziata circa 5 miliardi di anni fa.

I dati provengono da più di tre milioni di stelle nell'ambiente solare e proprio grazie a questi dati è stato possibile scoprire il meccanismo che ha controllato l'evoluzione del disco galattico nel tempo.

I risultati accompagnano molto bene tutti i modelli cosmologici prevalenti in termini di formazione galattica.