Aurore polari deboli frenano i satelliti a bassa quota
loading

Uno studio basato sui dati di RENU2 mostra come aurore più deboli e più alte possano generare fronti caldi in risalita tali da determinare un maggiore attrito per i satelliti in orbita bassa.


Fonte Marc R. Lessard et al, Overview of the Rocket Experiment for Neutral Upwelling Sounding Rocket 2 (RENU2), Geophysical Research Letters (2019)


Il lancio di RENU2 dalla Norvegia. Crediti NASA
Il lancio di RENU2 dalla Norvegia.
Crediti NASA

L'urto di velocità che può rallentare i satelliti in orbita stretta intorno alla Terra potrebbe essere più complesso di quanto pensato finora, secondo uno studio della University of New Hampshire. Questi "dossi" che fanno rallentare i satelliti, tuttavia, sono da oggi un po' meno misteriosi.

Le osservazioni sono state effettuate durante la missione Rocket Experimento for Neutral Upwelling 2 (RENU2), missione in grado di scoprire come un determinato tipo di aurore polari di elevata altitudine sia responsabile, almeno in parte, dei movimenti di aria che determinano un maggiore attrito per i satelliti di passaggio, un po' come accade alle automobili investite da forti raffiche di vento contrario. Queste aurore sono meno energetiche di quelle "classiche", sono più deboli e più distanti e vengono chiamate Polewart Moving Auroral Forms (PMAF). Gli scienziati hanno da tempo sospettato che fossero le aurore a determinare i rallentamenti nei satelliti con orbita bassa, rallentamenti dovuti a aria in risalita a causa del riscaldamento della termosfera a elevata altezza. Queste aurore, proprio per l'altezza, trasferiscono una maggior energia nella sottile atmosfera a 250-400 chilometri dal suolo e producono effetti più rilevanti rispetto alle aurore più basse e più brillanti.