Tre pianeti per Kepler-47, forse due per Proxima e speculazioni su TRAPPIST-1
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Gli esopianeti alla ribalta con il terzo pianeta per il sistema binario di Kepler-47, con il probabile secondo pianeta per Proxima e con ipotesi di vivibilità per TRAPPIST-1


Fonte Fonti varie, citate all'interno


Notizie, o speculazioni, vengono dagli esopianeti. 

Tre pianeti per il sistema binario Kepler-47

Rappresentazione dei pianeti di Kepler-47
Rappresentazione dei pianeti di Kepler-47

La prima riguarda il sistema di Kepler-47 che vede l'aggiunta di un terzo pianeta , il pianeta "d", scoperto dai dati dei transiti osservati da Kepler. Kepler-47 è un sistema binario mentre il nuovo pianeta ha dimensioni comprese tra quelle di Saturno e quelle di Nettuno. Tre pianeti per due stelle, in pratica: è così che si presenta il sistema planetario di Kepler-47. Il pianeta "d" piazza la propria orbita tra quella dei due pianeti già scoperti ed è il più grande. Se non è stato scoperto per primo è perché la geometria dell'orbita aveva prodotto finora transiti con segnali molto deboli.

Tutti e tre i pianeti del sistema hanno densità molto basse, inferiori a quella di Saturno, mentre le temperature sono stimate a 169°C per il pianeta b, il più interno e piccolo (diametro di 3.1 volte il diametro terrestre), 10°C per il pianeta d (7 volte la dimensione della Terra) e 32°C pr il pianeta c (4.7 volte la dimensione terrestre). Le orbite vengono percorse rispettivamente in 49, 187 e 303 giorni mentre i due astri hanno un mutuo periodo orbitale di 7.45 giorni. Il sistema si trova nel Cigno a più di 3000 anni luce di distanza (The Astrophysical Journal - “Discovery of a Third Transiting Planet in the Kepler-47 Circumbinary System“ - Jerome A. Orosz et al.)

Forse un secondo pianeta per Proxima

Proxima
Proxima

Il pianeta Proxima b, quello che troppo celermente fu definito gemello della Terra per poi essere retrocesso a cugino e poi a conoscente, potrebbe non essere solo a circolare intorno alla stella  Proxima Centauri. Questa è l'idea avanzata da un team di astronomi per la stella posta a soli 4.2 anni luce da noi. Il pianeta b venne scoperto tramite le oscillazioni della stella madre e proprio dalle oscillazioni registrate negli ultimi diciassette anni sembrano provenire i segnali gravitazionali di un secondo esopianeta. La massa sarebbe pari a quella di sei pianeti come la Terra (una super-Terra) mentre la distanza da Proxima dovrebbe attestarsi su 1.5 UA . Il periodo orbitale potrebbe essere intorno ai cinque anni terrestri. Una distanza simile da una stella così fredda produrrebbe una temperatura superficiale di gran lunga sotto lo zero. La conferma potrebbe venire dai dati della Data Release 2 di Gaia (DR2) ma il team di astronomi, scaramanzia a parte, si dice molto sicuro della scoperta (Mario Damasso e Fabio Del Sordo, "Things Behind the Sun: Proxima Strikes Again")

Di nuovo Trappist-1

Rappresentazione di TRAPPIST-1
Rappresentazione di TRAPPIST-1

 

Fin dalla scoperta nel 2016 il sistema TRAPPIST-1 si è prestato a notizie, contro-notizie e speculazioni circa masse, densità e conseguente abitabilità dei mondi presenti, tre dei quali sono nella "obsoleta" fascia di abitabilità. Proprio questa fascia è stata ora ridisegnata da due nuovi studi. I tre pianeti "abitabili" devono comunque far fronte ai potenti flare della stella e per la prima volta è stato calcolato quanto "pesantemente" queste particelle possano giungere a colpire i pianeti. Nello stesso tempo, un secondo studio analizza le reciproche influenze gravitazionali tra i pianeti giungendo a possibili attività vulcaniche in grado di scaldare i corpi celesti fino a mantenere acqua liquida.

Per quanto riguarda le particelle energetiche, gli astronomi hanno simulato il loro viaggio attraverso il campo magnetico della stella stimando un bombardamento di protoni molto potente per il pianeta più interno della fascia abitabile , un flusso che potrebbe essere un milione di volte più potente di quello sperimentato dalla Terra. La stima è sorprendente soprattutto per la geometria del campo magnetico stellare, molto stretta intorno alla stella: inserendo le turbolenze generate dai flares nel modello, tuttavia, si creano vie d'uscita che vanno proprio a bombardare i pianeti in orbita. I pianeti non dovrebbero essere in possesso di un campo magnetico tanto forte da deflettere i protoni e difendersi, ma mostrano sempre la stessa faccia alla stella il che vuol dire che nella zona notturna, non bombardata direttamente dalla stella, la vita potrebbe comunque diffondersi.

Per quanto riguarda le maree, invece, i pianeti potrebbero influenzarsi a vicenda in maniera sostanziale, creando frizioni interne in grado di sviluppare calore. I due pianeti più interni vengono a trovarsi molto vicini e le forze mareali potrebbero innescare attività vulcanica in grado di alimentare e sostenere forme atmosferiche. Un simile processo potrebbe portare calore anche nella zona notturna dei pianeti. Il pianeta g, il sesto, è invece l'unico a subire forze mareali da parte sia della stella sia degli altri pianeti, sviluppando un calore tale da mantenere oceani liquidi (Hamish C. F. C. Hay et al. Tides Between the TRAPPIST-1 PlanetsThe Astrophysical Journal (2019)