La vita sui pianeti rocciosi più vicini alla Terra
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Un nuovo studio della Cornell University mantiene alta l'attenzione sulla possibilità di vita, magari futura, dei pianeti rocciosi come Prooxima-b o Trappist-1e


Fonte Jack T O'Malley-James et al, Lessons from early Earth: UV surface radiation should not limit the habitability of active M star systems, Monthly Notices of the Royal Astronomical Society (2019)


Rappresentazione artistica di esopianeta
Rappresentazione artistica di esopianeta

Si è molto speculato sui pianeti rocciosi, o presunti tali, rinvenuti nei nostri dintorni galattici. Proxima-b si trova a soli 4.24 anni luce di distanza da noi e riceve 250 volte l'emissione X che riceve la Terra dal Sole, potendo sperimentare livelli di radiazione ultravioletta mortali per la vita che siamo soliti pensare. Alla Cornell University si sono chiesti come farebbe la vita a sopravvivere a un bombardamento simile e la risposta è molto vicina: noi stessi.

La vita sulla Terra si è evoluta da creature che sono passate attraverso una radiazione ultravioletta simile a quella di Proxima-b. La Terra di 4 miliardi di anni fa era caotica, fortemente irradiata, caldissima. Eppure oggi siamo qui, viventi. La stessa cosa potrebbe accadere in questo momento in alcuni dei sistemi planetari più vicini: i ricercatori hanno modellizzato l'ambiante superficiale dei quattro esopianeti più vicini come Proxima-b, TRAPPIST-1e, Ross-128b e LHS-1140b.

Questi pianeti orbitano intorno a nane rosse diverse dal Sole, con frequenti flares e che colpiscono i propri pianeti con violenti emissioni ultraviolette. Le condizioni prevalenti sulla superficie dei pianeti non è ben compresa ma è noto come i flare siano dannosi a livello biologico e come questi possano causare erosione atmosferica. Alti livelli di radiazione causano danni alle molecole e mutazioni. Sono state modellizzate varie composizioni atmosferiche sia per densità sia per composizione chimica e i risultati mostrano come la diminuzione dei livelli di ozono e di atmosfera portino la radiazione UV a raggiungere il suolo.

I ricercatori hanno poi confrontato i modelli con la storia della Terra, da 4 miliardi di anni fa a oggi.  Sebbene i pianeti modellizzati ricevano quantità UV maggiori di quelle emesse oggi dal Sole, la Terra ha affrontato livelli molto maggiori 3.9 miliardi di anni fa, quando era disabitata. Questo vuol dire che la radiazione UV così alta non è stata un fattore proibitivo per lo sviluppo della vita così come non può esserlo per i pianeti che orbitano stelle di classe spettrale M. 

I pianeti vicini restano quindi un target molto interessante per la ricerca della vita. Magari futura.