Bolle nel vento solare visto dal satellite Helios
loading

Un lavoro certosino di rielaborazione dati e traduzione dal tedesco alla base della prima osservazione dallo spazio di bolle periodiche nel vento solare.


Fonte S. Di Matteo et al, Helios Observations of Quasiperiodic Density Structures in the Slow Solar Wind at 0.3, 0.4, and 0.6 AU, Journal of Geophysical Research: Space Physics (2019)


Ingegneri preparano Helios 2
Ingegneri preparano Helios 2

Le origini precise del vento solare non sono ancora pienamente conosciute: si tratta di uno stream di particelle cariche che viene soffiato costantemente dal Sole. La magnetosfera terrestre ci protegge da queste particelle ma è possibile il verificarsi dello scontro tra bolle giganti di vento solare, un evento in grado di innescare disturbi che possono interferire con i satelliti e con le comunicazioni. 

 

 

 

Una nuova ricerca ha ri-esaminato i dati di archivio di due satelliti Helios, lanciati nel 1974 e nel 1976 e finalizzati allo studio della nostra stella , evidenziando - sotto un falso pattern - delle tracce evidenti delle bolle espulse dal Sole in media ogni 90 minuti. Il processo che espelle le bolle dovrebbe lasciare delle tracce proprio in queste strutture aiutando nella comprensione dell'origine del vento solare .

Il problema di studiare il vento solare da Terra sta nella distanza: nel tempo impiegato a percorrere 150 milioni di chilometri si perdono informazioni quali temperatura e densità, fondamentali per comprendere l'origine del vento stesso. I dati di Helios2 sono stati presi da una posizione più prossima al Sole, a circa un terzo della distanza Terra-stella.

Il primo step è stato tracciare le misurazioni del vento per riportarle indietro fino al Sole. Per far questo ci si è basati su modelli che collegano le mappe magnetiche della superficie solare alle osservazioni di Helios2. Oggi per fare questo si può contare su calcolatori molto più prestanti. Una volta analizzati i tragitti sono stati ricercati dei patterns che alternavano tratti densi e caldi a tratti più tenui e freddi, indicatori delle bolle che erano ricercate. Il segnale trovato è stato anche troppo preciso, tanto preciso da far pensare a una oscillazione dovuta a una rottura della strumentazione, o a un suo comportamento sconosciuto, e non a quanto effettivamente ricercato. Di ingegneri dell'epoca di Helios non ce ne sono più quindi informazioni circa il comportamento della strumentazione non sono ad oggi disponibili, a meno di non passare settimane su internet alla ricerca di manuali e relative traduzioni dal tedesco, cosa che in effetti è stata fatta. Proprio da questi manuali è stata ottenuta la spiegazione dell'oscillazione: due strumenti che si alternavano nell'osservazione solare.

 

 

 

 

Una volta rimosso questo segnale il team di lavoro si è rimesso alla ricerca delle bolle, trovandole realmente. Si tratta di strutture osservate già da Terra ma è la prima volta che un fenomeno simile viene "visto" da vicino.

I misteri restano sulle motivazioni legate all'intervallo di novanta minuti e sulle variazioni ma il Parker Solar Probe fornirà di certo informazioni molto dettagliate.