Addio al James Webb Telescope
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Dopo rinvii continui e costi lievitati a livelli impossibili da sostenere, la NASA annulla la missione più attesa. Già pronte le alternative.


Fonte Nasia


James Webb Telescope
James Webb Telescope

Il James Webb Telescope non manterrà né promesse né aspettative, come già era possibile intuire da tempo. 
Un osservatorio, parte di un più ampio sistema comprendente anche sistemi terrestri, la cui progettazione è pronta da anni ma che regolarmente va incontro a lungaggini che spostano in avanti il momento del lancio e la lancetta dei costi, avrebbe dovuto rivoluzionare la concezione dell'universo proseguendo il discorso iniziato da Hubble Space Telescope. Una strumentazione scientifica integrata (ISIM), un telescopio ottico (OTE) e lo Spacecraft Bus: in tutto una serie infinita di parti mobili da montare nello spazio in piena autonomia, qualcosa che ogni missione spaziale cerca di evitare visti i problemi di vibrazione che si incontrano al momento del lancio.
Proprio queste parti mobili si sono rivelate il tallone di Achille della missione NASA, giunta oramai a superare abbondantemente anche i 10 miliardi di dollari andando a sforare anche le peggiori aspettative.
E ora? Parte della strumentazione verrà riutilizzata in missioni minori, che di sicuro rivoluzioneranno in misura inferiore la conoscenza dell'universo ma che probabilmente porteranno risultati sicuri. Una di queste missioni, già decisa dalla NASA, porterà una talpa meccanica a scavare il suolo di Phobos, satellite marziano in via di disgregazione, al fine di scoprire finalmente se questo piccolo sasso cosmico abbia avuto origine da Marte o sia stato acquisito in seguito.