I dati X ridisegnano la storia di un quasar
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I dati di Chandra X-ray Observatory evidenziano una storia molto diversa per un buco nero attivo al centro di una galassia scoperta tramite Galaxy Zoo.


Fonte George B. Lansbury et al. Storm in a Teacup: X-Ray View of an Obscured Quasar and Superbubble, The Astrophysical Journal (2018)


SDSS-1430. Immagine ottica e in raggi X. Crediti Chandra X-ray Observatory
SDSS-1430. Immagine ottica e in raggi X. Crediti Chandra X-ray Observatory e Hubble Space Telescope

La struttura immortalata nell'immagine composita ottico più raggi X è battezzata "tazza da the" e rappresenta una vera e propria tempesta galattica. 

La sorgente di questo ribollire è un buco nero supermassivo posto al centro della galassia , nota come SDSS 1430+1339: la materia che cade nella regione centrale viene energizzata dalla gravità e dal campo magnetico e produce radiazione superando quella di tutte le stelle della galassia stessa. Un quasar posto a 1.1 miliardi di anni luce dalla Terra, la cui galassia madre è stata scoperta in luce visibile nel 2007 nell'ambito del progetto per amatori Galaxy Zoo, tramite i dati della Sloan Digital Sky Survey (SDSS).

Il "manico" della tazza è un anello che circonda una bolla supergigante e la sua forma, posta a circa 30 mila anni luce dal buco nero centrale, è stata forgiata probabilmente da una o più eruzioni della zona centrale. Le emissioni radio evidenziano la bolla, della quale esiste una "copia" di dimensioni uguali in direzione opposta rispetto al buco nero centrale. Gli atomi in questa struttura sono ionizzati, probabilmente dalla forte radiazione dei tempi passati. La quantità di radiazione, secondo i soli dati ottici presi da Hubble anni fa, era stata vista in diminuzione di un fattore tra 50 e 600 volte nel corso degli ultimi 100-400.000 anni, a segnare un quasar in via di diminuzione. 

 

 

I nuovi dati di Chandra e di XMM-Newton hanno migliorato i dati di questo oggetto, mostrando ad esempio una quantità di gas molto copiosa e in grado di oscurare parte della radiazione X. Questo implica una radiazione prodotta, nel passato, superiore a quanto ipotizzato in base ai soli dati ottici. Anche l'affievolimento è stato rivisto in basso: soltanto un 25% (o meno) negli ultimi centomila anni. Le bolle risultano piene di gas caldo, a implicare del materiale soffiato via dal buco nero, un vento guidato dalla radiazione del quasar.