Campi magnetici tra esopianeti abitabili e magnetar che si riaccendono
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I campi magnetici rivestono un ruolo fondamentale sia per l'abitabilità dei pianeti sia per oggetti estremamente compatti come XTE J1810–197, riaccesa dopo dieci anni


Fonte L Levin et al. Spin frequency evolution and pulse profile variations of the recently re-activated radio magnetar XTE J1810-197


Rappresentazione artistica di una magnetar
Rappresentazione artistica di una magnetar

I campi magnetici rivestono un ruolo fondamentale in molto processi astrofisici e anche per l'abitabilità dei pianeti. 

In particolare, uno studio della ANU Research School of Astronomy esalta le differenze esistenti tra l'unico pianeta sicuramente abitato, la Terra, e gli esopianeti potenzialmente abitabili ad oggi conosciuti al di là del Sistema Solare . La differenza sarebbe dovuta essenzialmente al campo magnetico : il forte campo magnetico terrestre infatti consente uno scudo contro la radiazione più energetica del Sole consentendo la presenza di acqua liquida superficiale, cosa che i deboli campi magnetici di Marte e Venere non hanno saputo garantire. Allo stesso modo, l'analisi dei campi magnetici degli esopianeti "potenzialmente abitabili" porta a risultati troppo deboli per poter favorire la presenza di condizioni adatte alla vita. Questo può essere dovuto al fatto che le attuali tecniche di scoperta di esopianeti di dimensione terrestre tendono maggiormente a scoprire esopianeti in lenta rotazione e in sincronia con la propria stella madre. 

Campi magnetici decisamente più forti sono quelli legati a certe stelle di neutroni il cui campo raggiunge intensità pari a quadrilioni di volte quello terrestre. Il decadimento dei campi magnetici di queste magnetar alimenta l'emissione di radiazione elettromagnetica altamente energetica sotto forma di raggi X e onde radio .

Ad oggi, 23 magnetar sono state identificate e XTE J1810-197, tra queste, ha un periodo di rotazione di 5.54 secondi con un campo magnetico di 2 trilioni G. Emette pulsazioni radio, scoperte già nel 2004 e precisamente un anno dopo l'outburst a raggi X che consentì di scoprire l'oggetto. Successivamente è stata registrata una alta variabilità negli impulsi radio, fino al 2008, quando l'oggetto è entrato nella fase di quiete radio

Il giorno 8 dicembre 2018 gli scienziati hanno ritrovato il segnale radio pulsato a 1.52 GHz, dopo circa dieci anni di quiete. Il profilo di pulsazione è però cambiato significativamente: nei primi due mesi di riattivazione il profilo è risultato meno estremo rispetto a quanto osservato dieci anni prima. Sono state osservate oscillazioni di 50 millisecondi per circa dieci giorni dopo la riattivazione, forse legate a onde superficiali innescate dalla crosta della stella di neutroni .

Tramite il VLBA, utilizzato da Gennaio a Novembre 2019 e poi di nuovo a Marzo e Aprile 2020, un team di astronomi è riuscito a determinare la parallasse della magnetar, ottenendone la distanza. Si tratta della prima misura di distanza tramite parallasse per un oggetto di questo tipo, con una misura calcolata in appena 8100 anni luce. 

Il 28 aprile è stato registrato un radio burst da un altro oggetto simile, chiamato SGR 1935+2154, catalogato come il più potente burst mai osservato nella Via Lattea, a confermare la percezione per la quale siano proprio le magnetar a originare i Fast Radio Burst (FRB). Aver avuto la distanza di una magnetar consente anche di calcolare accuratamente la potenza delle pulsazioni radio originate dalla stessa e se l'energia è simile a quella di un FRB allora il legame tra oggetto e fenomeno può essere ancora più ribadito (H Ding et al. A magnetar parallaxMonthly Notices of the Royal Astronomical Society - 2020)