Ottantatre nuovi quasar in un universo decisamente giovane
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Osservazioni del Subaru Telescope mostrano quasar molto attivi e distanti 13 miliardi di anni. Si ripropone il problema della presenza di masse così elevate in un periodo ancora troppo breve.


Fonte Yoshiki Matsuoka et al, Discovery of the First Low-luminosity Quasar at z > 7, The Astrophysical Journal (2019)


Il posizionamento dei primi buchi neri supermassivi nella storia dell'Universo. Crediti Princeton University
Il posizionamento dei primi buchi neri supermassivi nella storia dell'Universo. Crediti Princeton University

Ottantatre nuovi quasar alimentati da buchi neri supermassivi e decisamente attivi sono stati osservati in un universo la cui età era inferiore al 10% della età attuale, riproponendo il problema riguardante i processi in grado di generare masse simili in così poco tempo. Un numero così elevato di oggetti peraltro ci dice che questo processo era anche molto comune.

I buchi neri supermassivi hanno masse milioni o miliardi di volte superiori a quella del Sole, masse che richiedono tempo per formarsi. Questi oggetti si rendono "visibili" indirettamente quando acquisiscono gas tramite dischi di accrescimento che generano getti più o meno inclinati verso di noi. I dati ottenute dalla Hyper-Suprime Cam (HSC) installata sul Subaru Telescope del National Astronomic Observatory del Giappone hanno evidenziato in trecento notti dei quasar molto distanti i cui spettri sono stati poi analizzati anche tramite il Gran Telescopio Canarias e il Gemini South Telescope. I nuovi quasar, 83, vanno ad aggiungersi ai 17 già noti nella zona per portare a una stima di un buco nero supermassivo per miliardo cubico di anni luce. Stiamo parlando di una distanza di circa 13 miliardi di anni luce, in un universo la cui età è di 13.8 miliardi di anni. Quasar già presenti quando l'universo aveva "appena" 800 milioni di anni.

Una presenza massiccia di quasar potrebbe anche andare a colmare parzialmente le lacune attualmente presenti nei modelli accettati e che riguardano le sorgenti in grado di re-ionizzare l'universo, anche se il numero ad oggi noto di quasar distanti resta totalmente inadatto a coprire la quantità necessaria alla re-ionizzazione.

 

 

 

Rappresentazione di un buco nero primordiale. Crediti Princeton University
Rappresentazione di un buco nero primordiale. Crediti Princeton University