Le stelle di classe K per la ricerca della vita
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Un nuovo studio punta le stelle di classe K come possibili candidate per una più comoda ricerca di forme di vita: longevità, tranquillità e ridotta luminosità sono i punti a favore


Fonte Astrophysical Journal Letters (2019)


Un esopianeta, raffigurazione. Credit Public
Un esopianeta, raffigurazione. Credit Public

Mentre è ancora aperto il dibattito sull'abitabilità delle zone intorno alle nane rosse, piccole, fredde ma dotate di poderosi flares in grado di spazzar via qualsiasi forma di atmosfera planetaria, la ricerca di pianeti abitabili sembra dirigersi verso stelle leggermente più calde, quelle di classe spettrale K
Si tratta di stelle molto longeve, con periodi di vita attesi che vanno da 17 a 70 miliardi di anni dipendentemente dalla massa e quindi in grado di lasciare molto tempo all'evoluzione di possibili forme di vita. La loro attività, inoltre, è decisamente meno violenta di quella di una nana rossa  tradizionali di classe M.

Di sicuro le stelle di classe K sono meno numerose di quelle di classe M (le quali rappresentano circa il 75% della popolazione stellare galattica e quindi dell'universo), il che sfavorisce le probabilità di trovare forme di vita, ma a fronte di questo svantaggio sono quindi segnate da una maggior tranquillità, anche nelle fasi di gioventù. 
Le stelle di classe K si andrebbero quindi a porre tra stelle come il Sole e le nane rosse M e così sono stati sviluppati modelli in grado di prevedere quali potrebbero essere i biomarcatori provenienti da esopianeti in orbita intorno a stelle di questo tipo. La presenza simultanea di ossigeno e metano dovrebbe rappresentare un biomarcatore molto forte visto che questi due gas tendono a distruggersi a viceda: se entrambi sono presenti, quindi, vuol dire che qualcosa li produce in modo rapido, qualcosa che potrebbe essere presenza di vita.
Le simulazioni dicono che intorno a stelle di classe K l'ossigeno non distrugge il metano così rapidamente dal momento che la stella non produce radiazione ultravioletta a sufficienza da generare reazioni tanto efficienti. Il segnale ossigeno/metano sarebbe quindi decisamente forte e osservabile anche a lunghe distanze. In realtà un segnale così forte è previsto anche dalle nane di classe M, ma i flare scoraggiano la presenza di vita a prescindere dalla radiazione UV compatibile.
Il fatto che le stelle di classe K siano molto meno luminose del Sole gioca a favore, invece, della possibilità di poter scorgere pianeti orbitanti: il Sole brilla dieci miliardi di volte più di quanto non faccia la Terra vista da lontano e la sua luce va a coprire, quindi, la luce dei pianeti orbitanti. Una stella K brillerebbe "soltanto" un miliardo di volte più di una possibile Terra, semplificando l'osservazione.
Andando sul concreto, possibili target potrebbero essere rappresentati da stelle K come 61 Cyg A/B, Epsilon Indi, Groombridge 1618 e HD 150626.