Asteroidi più resistenti di quanto pensato finora
loading

Un nuovo modello ampliato alle fratture di piccola scala mostra come un asteroide, per essere distrutto totalmente, necessiti di un impatto a energia superiore a quanto stimato fino a ora.


Fonte Charles El Mir et al, A new hybrid framework for simulating hypervelocity asteroid impacts and gravitational reaccumulation, Icarus (2018).


Simulazione di impatto tra asteroidi. Crediti C.El Mir et al.
Simulazione di impatto tra asteroidi. Crediti C.El Mir et al.

Prima o poi le esercitazioni e le simulazioni che vengono portate avanti per scongiurare un pericolo di collisione con un asteroide di dimensioni preoccupanti diverranno realtà e allora occorrerà fare i conti con quanto studiato, con quanto ottenuto ma anche con quanto fissato come ipotesi o presunto.
Oggi il dato presunto riguardante la consistenza di un asteroide viene rivisto, alla luce di un modello che per la prima volta tiene in considerazione una profonda comprensione delle fratture della roccia, mostrando come non è affatto vero che un asteroide grande sia anche più facilmente frantumabile. 
Gli asteroidi appaiono quindi più forti di quanto pensato finora e l'energia richiesta per deviarli aumenta di conseguenza, secondo uno studio che verrà pubblicato il 15 marzo prossimo a cura della Johns Hopkins University

I ricercatori conoscono i materiali come le rocce alla scala di laboratorio, pari più o meno a un dito umano, ma esiste una oggettiva difficoltà a tramutare questa conoscenza a oggetti grandi come una città intera o superiori. Nei primi anni Duemila una ricerca ha creato un modello al computer nel quale sono stati inseriti diversi fattori come massa , temperatura , riflettività al fine di simulare un asteroide di un chilometri di diametro in collisione con un altro asteroide di 25 chilometri di diametro, alla velocità di 5 chilometri al secondo. L'asteroide bersagliato è risultato totalmente distrutto dall'impatto simulato. 
Il nuovo studio ha proposto lo stesso identico scenario in un modello chiamato Tonge-Ramesh, tenendo però conto di processi a scala più piccola e chiedendosi il quantitativo di energia necessaria alla rottura del corpo celeste. 
La simulazione è stata distinta in due fasi: la prima, su breve scala temporale, è una fase di frammentazione che si attiva in frazioni di secondo; la seconda è una fase a più lungo termine che consiste nella ri-aggregazione del materiale e che si manifesta nel giro di ore sotto la forza della gravità. 
Durante la prima fase, milioni di rotture vengono a formarsi in tutto l'asteroide con la conseguenza che parti del corpo celeste vengono spedite via creando crateri. Il modello ha esaminato le rotture individuali giungendo a prevedere un pattern di propagazione dei crateri: l'asteroide non viene affatto distrutto totalmente come pensato finora ma resta un nucleo ampiamente danneggiato che comunque può mantenere la propria forza gravitazionale per recuperare frammenti nella seconda fase.
Il risultato finale non è una sorta di nube di detriti tenuti più o meno insieme dalla gravità ma un nucleo tutt'altro che insignificante che per la distruzione richiede, quindi, una energia superiore. I frammenti vengono redistribuiti sul nucleo rimasto. Cosa converrebbe, a questo punto, in caso di pericolo? Cercare di distruggere o deviare?