Cento ore a guardare i flares del buco nero galattico
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Spitzer e Chandra rivelano la connessione tra flare infrarossi e flare in spettro X. SgrA* occupa sempre un ruolo di spicco nella conoscenza degli ambienti estremi a ridosso di un buco nero


Fonte H. Boyce et al. Simultaneous X-Ray and Infrared Observations of Sagittarius A*'s Variability, The Astrophysical Journal (2019)


Simulazione dell'attività intorno al buco nero. Crediti ESO
Simulazione dell'attività intorno al buco nero. Crediti ESO

Alla distanza di "appena" 25 mila anni luce da noi, il buco nero centrale della Via Lattea - SgrA* - offre una opportunità unica per lo studio dell'ambiente al bordo di un oggetto così compatto.

Le osservazioni storiche sono quelle in [V]onde radio[/V] e più recentemente si sono aggiunte quelle in infrarosso e raggi X . Sgr A* sembra acquisire materiale a un tasso estremamente basso, soltanto poche centinaia di masse terrestri ogni anno. L'emissione X è persistente, probabilmente come risultato del rapido moto degli elettroni nel materiale di accrescimento. Una volta al giorno risultano flares altamente variabili, più spesso in infrarosso. Alcuni flare sub-millimetrici sono risultati collegati ai flash in infrarosso sebbene i tempi appaiano ritardati. I processi in grado di produrre simili flare sono ancora sconosciuti e al centro dei modelli teorici.

Spitzer e Chandra sono stati utilizzati per monitorare proprio queste attività e in poco più di cento ore di osservazione in poco più di quattro giorni il team di scienziati alla base dello studio ha potuto osservare flare sia in banda X sia in infrarosso, con i primi a guidare i secondi a distanze da 10 a 20 minuti. La correlazione tra i picchi implica una connessione fisica tra le frequenze e la variabilità del tempo è in accordo con i modelli che descrivono i flare come provenienti dall'accelerazione delle particelle e dagli shock, e dal conseguente magnetismo.