Nuove tempeste su Urano e Nettuno osservate da Hubble
loading

Una nuova macchia scura su Nettuno e una calotta polare brillante su Urano sono il risultato dell'osservazione annuale di Hubble Space Telescope ai confini del Sistema Solare


Fonte NASA


Urano e la calotta chiara, Nettuno e la macchia scura. Crediti HST/NASA/ESA
Urano e la calotta chiara, Nettuno e la macchia scura. Crediti HST/NASA/ESA

Durante le osservazioni di routine, Hubble Space Telescope ha rivelato la presenza di nuove tempeste o strutture atmosferiche sui giganti gassosi Urano e Nettuno. Entrambi i pianeti hanno stagionalità, che tuttavia durano molto più rispetto alle stagioni terrestri dato il lungo periodo di rivoluzione

Nettuno ha evidenziato una nuova tempesta scura, visibile in alto al centro dell'immagine (lato destro). Si tratta della quarta macchia scura ottenute da Hubble dal 1993 mentre altre due furono scoperte dalla Voyager 2 nel 1989. Uno studio di Berkeley ha stimato come l'apparire delle macchie scure avvenga ogni quattro-sei anni mentre la perduranza si aggiri intorno ai due anni. Questa ultima macchia è stata ripresa a Settembre 2018 e misura circa 6.800 miglia di diametro. E' accompagnata da strutture brillanti viste molto spesso intorno a questa tipologia di vortice scuro e la cui natura dovrebbe essere quella di cristalli di metano ghiacciati. Il vortice è un anti-ciclone come la Macchia di Giove e sembra drenare materiale dagli strati più bassi.

Urano, invece, mostra una evidente calotta chiara e brillante intorno al polo nord. La struttura dovrebbe derivare dalla rotazione del pianeta , inclinata di circa 90° rispetto all'eclittica : il Sole bacia sempre questa zona del pianeta, senza tramontare mai, e la regione polare diventa sempre più prominente. Vicino al bordo della tempesta polare è presente una nube di metano ghiacciato molto compatta mentre una nube più sottile circonda il pianeta a nord dell'equatore.

Le immagini sono parte del programma Outer Planet Atmospheres Legacy (OPAL), un programma a lungo termine del Goddard Space Flight Center che mira a catturare con cadenza annuale immagini dei pianeti esterni per studiare variazioni stagionali o eventi transitori.