Zona intermedia tra cromosfera e corona
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Si chiamano UV bursts e rappresentano fenomeni magnetici che si trovano nella bassa atmosfera solare e che raggiungono temperature tipiche della corona solare


Fonte The Astrophysical Journal - “IRIS Observations of Magnetic Interactions in the Solar Atmosphere between Preexisting and Emerging Magnetic Fields. II. UV Emission Properties“ - Salvo L. Guglielmino et al. (2019)


Eruzione solare. Crediti NASA/SDO
Eruzione solare. Crediti NASA/SDO

La cromosfera solare è lo strato che determina il colore della nostra stella e la sua temperatura media si aggira tra 5500 e 6000°C. Uno dei misteri più fitti, sebbene in risoluzione, riguarda invece la temperatura della corona del Sole, la cui temperatura arriva a uno o due milioni di gradi centigradi. 

Non si tratta, però, di zone a temperatura uniforme né tanto meno statiche visto che esistono fenomeni e strutture che rilasciano energia in quantità notevole e in modo repentino. Alcuni di questi fenomeni sono gli hot pockets (sacche o UV bursts), presenti nelle zone più interne dell'atmosfera solare e che possono arrivare a temperature pari a un milione di gradi, pari a cento volte la temperatura media della cromosfera. La fotosfera aveva già manifestato nei dati di IRIS delle sacche con temperature di centomila gradi, con zone localizzate in poche centinaia di chilometri. In particolare, una tasca ha evidenziato una temperatura di un milione di gradi. 

Questi UV bursts sono fenomeni caratterizzati da piccole esplosioni visibili in ultravioletto , legati a campi magnetici in continua interazione. Un mix, quindi, tra le proprietà del plasma tipiche della cromosfera in termini di densità e temperature tipiche della corona. Dal momento che anche il riscaldamento della corona è legato a riconnessioni magnetiche, si tratta di aspetti differenti di uno stesso fenomeno più complesso e ancora da definire al meglio.