Un terzo metodo di misurazione della costante di Hubble
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Lo studio legato al ritardo della luce proveniente dalle immagini di quasar distanti prodotte da lenti gravitazionali porta a una stima della costante di Hubble diversa da quelle già ottenute


Fonte S Birrer et al. H0LiCOW - IX. Cosmographic analysis of the doubly imaged quasar SDSS 1206+4332 and a new measurement of the Hubble constant, Monthly Notices of the Royal Astronomical Society (2019)


Rappresentazione dell'immagine sdoppiata di un quasar. Crediti HST
Rappresentazione dell'immagine sdoppiata di un quasar. Crediti HST

La velocità di espansione dell'universo, sotto forma di Costante di Hubble, è oggi più che mai un discorso aperto visto che metodi diversi portano a diversi risultati. La stima varia da 67 a 73 chilometri al secondo per megaparsec, una variabilità troppo elevata per poter dire che il valore riscontrato sia preciso il che comporta l'impossibilità di stimare al meglio la dimensione delle galassie remote, l'età dell'universo e la storia espansionistica del cosmo stesso.

I metodi di misurazione si basano essenzialmente sulla distanza di alcune sorgenti di luce e sul loro redshift . Ecco però un nuovo pioneristico metodo elaborato dalla UCLA basato su uno specifico set di quasar , precisamente sui quasar sottoposti a lente gravitazionale in grado di creare due immagini speculari.
Le due immagini compiono percorsi differenti per giungere a Terra e quando la luminosità del quasar fluttua le due immagini sono viste scintillare in momenti differenti. Il ritardo tra questi momenti può essere usato anche per tracciare il viaggio della luce e dedurre la distanza dalla Terra. Noto il redshift del quasar e della galassia interposta è possibile consentire una stima della velocità di espansione dell'universo. 

Il metodo è già stato applicato alle lenti in grado di creare quattro immagini dei quasar ma le immagini doppie sono circa cinque volte più comuni e di più massivo utilizzo. 
Principale oggetto di studio è stato il quasar SDSS J1206+4332 osservato da Hubble Space Telescope, dal Gemini e dal Keck Observatory oltre che da COSMOGRAIL (Cosmological Monitoring of Gravitational Lenses). Una immagine al giorno per ben sette anni: questo è quanto è stato necessario per misurare precisamente i tempi di ritardo tra le immagini. I dati sono stati poi combinati con quelli di altre collaborazioni e con quelli di tre quasar quadrupli. 

La misura raggiunta è di 72.5 chliometri per secondo per megaparsec, in linea con quanto ottenuto misurando la distanza delle supernovae remote ma decisamente più alta rispetto a quanto ottenuto dalla radiazione cosmica di fondo .

Serviranno più quasar per poter migliorare ancora di più la misurazione, ma è evidente come ad oggi tutte e tre le misurazioni potrebbero essere errate.