Un nuovo modo di mangiare per i buchi neri
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Una luce mai osservata prima consente di scartare il Tidal Disruption Event come possibile causa. Un trigger ancora sconosciuto ma di sicuro qualcosa di nuovo e ancora da studiare.


Fonte Benny Trakhtenbrot et al, A new class of flares from accreting supermassive black holes, Nature Astronomy (2019)


Rappresentazione artistica di gas che alimenta un buco nero. Crediti NASA
Rappresentazione artistica di gas che alimenta un buco nero. Crediti NASA

Cosa vada ad alimentare i buchi neri supermassicci tanto da renderli così grandi è ancora un mistero: alcuni sono attivi e si cibano del gas circostante, altri si accendono per divorare stelle di passaggio, ma cosa li porta a essere così massivi in tempi molto ristretti non è noto. 

Un nuovo studio, pubblicato a inizio 2019, rivela come alcuni buchi neri supermassivi vedano la crescita innescata improvvisamente a danno di grandi quantità di gas circostante. A febbraio 2017 la All Sky Automated Survey for Supernovae (ASASSN) ha scoperto un evento indicato come AT 2017bgt, un evento ricondotto inizialmente a un pasto stellare occasionale (TDE- Tidal Disruption Event) in grado di aumentare la radiazione emessa in misura 50 volte superiore rispetto a quella osservata nel 2004. Successive osservazioni attraverso una moltitudine di telescopi ha consentito di scoprire come l'evento sia invece legato a una nuova "modalità" di alimentazione. Il primo indizio è venuto da una componente di luce mai osservata durante i TDE e in grado di matchare perfettamente con una teoria avanzata negli anni Ottanta. La stessa luce è stata poi osservata in altri due eventi, originando quindi una nuova classe di "riattivazione" di un buco nero

Le cause all'origine di questo comportamento sono incerte soprattutto perché sono difficilmente spiegabili in un lasso di tempo breve come quello osservato ma se si avranno altri eventi da studiare sarà possibile ottenere sempre più informazioni.