Una supernova senza veli
loading

Una esplosione stellare in Ercole appare caratterizzata dalla mancanza di una nube di polvere a bloccare la radiazione in uscita. Un occhio insolito sul motore centrale


Fonte The Astrophysical Journal - “An embedded X-ray source shines through the aspherical AT2018cow: revealing the inner workings of the most luminous fast-evolving optical transients”, di R. Margutti et al. (2019)


La radiazione catturata dall'evento del 17 giugno 2018
La radiazione catturata dall'evento del 17 giugno 2018

Il 17 giugno del 2018 la coppia di telescopi Atlas presente alle Hawaii segnala la comparsa di una nuova sorgente di luce che, a primo impatto, ha ovviamente fatto pensare a una supernova , quindi alla morte di una stella esattamente come ogni tanto capita di vedere. 

La novità è stata nella curva di luce , quindi nella variazione di luminosità evidenziata dall'esplosione: un picco raggiunto in appena 16 ore e una curva di salita e discesa molto più netta e ripida, in grado di raggiungere un livello da 10 a 100 volte quello di una supernova normale.

La sede dell'evento è la galassia nana CGCG 137-068 posta in direzione di Ercole a 200 milioni di anni luce da noi, un evento che dovrebbe aver partorito un buco nero o una stella di neutroni mostrando per la prima volta la radiazione collegata alla nascita di un oggetto compatto, in genere tenuta nascosta da una spessa coltre di materiale rilasciato dalla stella prima di morire. 
L'evento e l'oggetto che ne è risultato vengono battezzati AT2018cow, con le ultime tre lettere che hanno portato al nomignolo "la mucca" (cow in inglese). 

Non una supernova "normale", quindi, per luminosità e velocità, con particelle espulse fino a 30 mila chilometri al secondo. Osservazioni sono state portate avanti da diversi telescopi (tra i quali NuSTAR, XMM-Newton e Integral) in diverse frequenze, fino ad arrivare alla composizione chimica e al rilevamento di chiari segni di idrogeno e elio, segni che hanno consentito di scartare la possibilità di merge tra oggetti compatti.

La radiazione X osservata dovrebbe provenire direttamente dal centro dell'evento dove è presente la stella di neutroni o il buco nero stellare, il che aprirebbe comunque un dibattito sul perché la radiazione, stavolta, sia riuscita a uscire dal bozzolo che solitamente avvolge i nuclei. L'analisi dei dati ha confermato come la stella , prima di morire, abbia rilasciato materiale in misura dieci volte inferiore a quanto ci si aspetti da una esplosione stellare, con i detriti disposti anche in modo asimmetrico consentendo zone di vuoto nelle quali la radiazione si è infilata. Giungendo fino a noi.

La mancata interazione con la polvere giustificherebbe anche la velocità della curva di luce, in mancanza di assorbimento da parte di un mezzo intermedio. Un evento tipico, quindi, caratterizzato però da una fase "pre-morte" stellare anomala.