Una evoluzione galattica fatta di fusioni ridotte
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Osservazioni e modelli sembrano portare a una modalità di crescita galattica dovuta maggiormente a fusioni con oggetti più piccoli e non con altre galassie giganti


Fonte Mariko Kubo et al. The Rest-frame Optical Sizes of Massive Galaxies with Suppressed Star Formation at z ∼ 4, The Astrophysical Journal (2018)


Le galassie osservate a 12 miliardi di anni luce di distanza. Crediti Mariko Kubo et al.
Le galassie osservate a 12 miliardi di anni luce di distanza. Crediti Mariko Kubo et al.

La tassonomia delle galassie, oggi, è diventata molto complessa tra galassie a spirale, ellittiche, irregolari e nane con relative sfumature. Lo step finale, dato dalle giganti ellittiche, rappresenta anche un puzzle ancora da terminare: sebbene siano le più massicce e ricche di stelle, queste stelle sono antiche e la formazione stellare si è interrotta per qualche motivo.

Osservare galassie a diverse distanze fornisce una chiave per comprenderne l'evoluzione e l'universo non risparmia sorprese, come galassie giganti presenti in tempi molto precoci, quando l'universo stesso aveva circa il 13% dell'età attuale. 

Tramite il Subaru Telescope è stato possibile ottenere osservazioni ad alta risoluzione, nel vicino infrarosso , di cinque brillanti galassie già in stato di quiete poste a 12 miliardi di anni fa. Sebbene si tratta di galassie compatte (circa il 2% della dimensione della Via Lattea), sono massicce almeno quanto le galassie attuali il che vuol dire che per divenire giganti ellittiche devono crescere in dimensione di almeno cento volte lasciando quasi inalterata la massa .

Questo può essere possibile, secondo i modelli, se la crescita viene guidata da fusioni di dimensioni ridotte e non da fusioni giganti.