Flare gigante da una stella bambina
loading

Un nuovo potentissimo flare da una stella di classe M di pre-sequenza principale ripropone la discussione sull'effetto netto della radiazione UV sulla potenziale abitabilità


Fonte ames A G Jackman et al. Detection of a giant flare displaying quasi-periodic pulsations from a pre-main-sequence M star by the Next Generation Transit Survey, Monthly Notices of the Royal Astronomical Society


Flare solare. Crediti pubblici
Flare solare. Crediti pubblici

Un flare decisamente grande da una stella bambina è stato osservato dalla University of Warwick, facendo ulteriore luce sulla potenziale abitabilità di eventuali esopianeti. 

Si tratta di una delle esplosioni più potenti mai osservate per stelle di questo tipo, in misura di circa 10.000 volte superiore a quanto mai fatto registrare dal Sole. Simili scossoni hanno effetti rilevanti sull'ambiente circostante la stella, in questo caso una stella di classe spettrale M battezzata NGTS J121939.5-355557 e posta a 685 anni luce di distanza da noi. La sua età è di circa 2 milioni di anni, un astro di pre-sequenza principale quindi. 

L'osservazione ha sfruttato il Next-Generation Transit Survey Telescope (NGTS) in Cile, disegnato per scoprire esopianeti tramite metodo dei transiti. Proprio questa attenzione ha rivelato il flare gigante.

I flare si verificano quando il campo magnetico stellare si riallinea rilasciando grandi quantità di energia, in grado di accelerare particelle cariche che cozzano sulla superficie riscaldandosi fino a 10 mila gradi. L'energia va dall'ottico all'infrarosso ma raggiunge anche gli spettri X e gamma. I campi magnetici delle stelle M sono molto più forti di quello del Sole e gli astronomi calcolano che eventi simili siano abbastanza rari, verificandosi in periodi da tre a circa venti anni. Per il resto del tempo i flare sono del tutto normali e la brillantezza stellare è costante. Ad un certo punto la luminosità sale in poche ore prima di scendere di nuovo.

La radiazione X degli eventi come questo dovrebbe influenzare la formazione delle condrule, grani richi di calcio e alluminiopresenti nei dischi protoplanetari. Questi elementi si aggregano poi negli asteroidi e forse nei pianeti. I flare muovono il materiale perturbando il disco protoplanetario ma l'effetto può essere positivo o negativo per la formazione plantearia, con un effetto netto ancora sotto discussione: la radiazione UV potrebbe danneggiare la biologia e danneggiare il DNA ma d'altro canto la radiazione di questo tipo è richiesta per molte reazioni chimiche alla base della vita.