Da una supernova la strage marina di inizio Pleistocene
loading

Lo studio dello strato di ferro-60 messo a confronto con l'estinzione di massa che avrebbe coinvolto anche il misterioso megalodonte


Fonte Adrian L. Melott et al, Hypothesis: Muon Radiation Dose and Marine Megafaunal Extinction at the End-Pliocene Supernova, Astrobiology (2018)


Megalodonti, rappresentazione
Megalodonti, rappresentazione

Circa 2.6 milioni di anni fa una luce arrivò dal cielo restandoci per settimane o mesi: era una supernova esplosa 150 anni prima. Entro poche centinaia di anni dall'evento uno tsunami di energia cosmica avrebbe raggiunto il nostro pianeta intaccando il clima e causando estinzioni di massa negli oceani. Questo il succo di quanto appare su Astrobiology.

Si tratta di un articolo che, contrariamente a quanto fatto in precedenza, non si muove da generalità sull'universo ma su un evento ben preciso, a una distanza e in un tempo ben calcolati. Gli effetti possono essere quindi confrontati con quanto registrato sulla Terra, e cioè con uno strato isotopico di ferro-60 depositato proprio ai tempi della supernova, un isotopo che sulla Terra può essere stato portato soltanto dalla morte di una stella . In realtà si tende a pensare che questi depositi siano stati apportati da un grande evento distruttivo risalente a 2.6 milioni di anni fa come apice di una catena di eventi minori che si spingono fino a 10 milioni di anni fa.

 

 

Noi ci troviamo al confine della Local Bubble, una regione di 300 anni luce di apertura, molto calda, con bassa densità di gas. Qualcosa che deve essere stato creato da una catena di supernovae, proprio come quella ipotizzata in base al ferro-60, con effetti durati da 10 mila a 100 mila anni. Eventi in grado di alimentare i raggi cosmici nella Local Bubble e di "donarceli" per milioni di anni. 

Una o più che siano, comunque, questa/e supernova(e) ha(nno) sparso ferro-60 su tutta la Terra portando anche particelle molto penetranti come i muoni (particelle circa duecento volte più massicce di un elettrone), in grado di ionizzare e di generare tumori e mutazioni soprattutto negli animali più grandi. 

La supernova di 2.6 milioni di anni fa, in tal senso, potrebbe quindi legarsi all'estinzione registrata al passaggio tra Pliocene e Pleistocene, che vide l'estinzione del 36% delle specie soprattutto in prossimità delle coste. I danni apportati dai muoni dovrebbero aver raggiunto centinaia di metri sotto il livello del mare, pur diminuendo di intensità durante la discesa. I muoni maggiormente energetici potrebbero comunque aver giocato un ruolo rilevante nei danni biologici registrati. Tra gli animali estinti potrebbe essere presente anche il fantomatico megalodonte, uno squalo con le dimensioni di uno scuolabus.