Brillamenti multibanda nelle giovani stelle
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Studiate le correlazioni tra le variazioni di emissione in tutte le bande dello spettro, rivelando importanti indizi sull'influenza della presenza di un disco protoplanetario


Fonte “A multi-wavelength view of magnetic flaring from PMS stars” - Astronomy & Astrophysics - E. Flaccomio et al.


Brillamenti nelle giovani stelle oggetto dello studio. Crediti Astronomy&Astrophysics
Brillamenti nelle giovani stelle oggetto dello studio.
Crediti Astronomy&Astrophysics

I brillamenti delle stelle sono un ottimo indicatore per lo studio dei campi magnetici degli astri e della loro struttura interna. La stella più facilmente osservabile in tal senso è ovviamente il Sole, data la vicinanza che consente di osservare spazialmente l'evento anziché derivarlo dall'emissione integrata su varie bande dello spettro elettromagnetico

I brillamenti, in particolare, si manifestano nel rilascio di energia immagazzinata dal campo magnetico e dall'atmosfera stellare, con una fase di pre-brillamento principalmente in range di raggi X energetici che determina il riscaldamento del plasma fotosferico e la sua evaporazione nella corona solare. Qui si inizia a emettere in infrarosso , ottico e ultravioletto , con il conseguente brillamento nella corona e la nuova emissione X.  

Fenomeni simili sono all'ordine del giorno nelle stelle giovani con campi magnetici molto forti legati alla ancor veloce rotazione e danno vita a fenomeni decisamente più energetici rispetto a quelli visti in stelle più evolute. Per questa ragione gli ammassi aperti sono laboratori molto importanti per lo studio del magnetismo stellare e NGC 2264, un ammasso aperto con una età di 2-3 milioni di anni, è tra questi. Un team di astronomi ha studiato 68 brillamenti in 65 stelle sia in banda X tramite Chandra sia in ottico con CoRoT sia in infrarosso con Spitzer

E' stata rilevata una forte correlazione tra l'ottico e l'emissione X, con la prima emissione legata al brillamento in fotosfera/cromosfera e la seconda nella corona. L'infrarosso è sembrato invece dipendente dalla presenza di un disco protoplanetario

 

L'interazione stella-disco è fondamentale per lo studio e la comprensione della formazione dei pianeti.