Una spiegazione alle scie che solcano Phobos
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Una simulazione giunge a fornire una risposta a tutte le domande aperte riguardanti le particolari striature del satellite marziano, compresa la zona stranamente priva di solchi


Fonte Kenneth R. Ramsley et al, Origin of Phobos grooves: Testing the Stickney Crater ejecta model, Planetary and Space Science (2018)


Phobos. Crediti NASA
Phobos. Crediti NASA

Gran parte della superficie di Phobos, satellite di Marte, è coperta da solchi la cui origine è decisamente misteriosa. A fine 2018 uno studio molto particolare sostiene che all'origine di queste scie possano esserci corpi rotolanti, rocce create da antichi impatti asteroidali. 

Per giungere a questa conclusione, ancora da verificare, sono state create simulazioni del movimento dei detriti del cratere Stickney, una struttura gigantesca in una delle estremità dell'allungato corpo di Phobos. I modelli mostrano come il rotolamento dei detriti lungo la superficie potrebbero aver dato vita alle strisce che vediamo oggi e che contraddistinguono Phobos alimentando un dibattito ormai quarantennale. 

Le prime immagini dei solchi sono infatti degli anni Settanta e si devono alle missioni Mariner e Viking. Da allora si sono succedute diverse ipotesi, tra le quali la frammentazione continua di Phobos con i solchi a rappresentare i segnali di una fine distruttiva. A fine anni Settanta gli scienziati  Lionel Wilson e Jim Head ipotizzarono un legame tra la formazione di Stickney e la produzione di detriti in grado di rotolare e scavare. In effetti un cratere di 9 chilometri di diametro posto su un oggetto il cui diametro è solo tre volte maggiore deve aver creato, alla formazione, una serie numerosa di rocce e l'idea del rotolamento non apparve così malsana, anche se erano presenti altri problemi: alcuni solchi non sono radianti di Stickney, altri sembrano andare verso il cratere mentre altri sono sovrapposti, a indicare una formazione più recente sopra solchi già presenti. 

Simulazione delle tracce possibili espulse dalla formazione di Stickney. Crediti Ken Ramsley / Brown University
Simulazione delle tracce possibili espulse dalla formazione di Stickney.
Crediti Ken Ramsley / Brown University

Le simulazioni hanno tenuto conto della morfologia di Phobos e della sua gravità, disegnando il percorso possibile delle rocce scagliate via dall'impatto e giungendo a qualcosa di veramente molto simile a quanto osservato sul satellite. E' arrivata la risposta anche alle domande aperte, visto che la bassa gravità e il limitato diametro del satellite hanno consentito ad alcune rocce "simulate" di non fermarsi dopo pochi chilometri ma di continuare a rotolare fino al lato diametralmente opposto, giustificando il mancato allineamento dei solchi. Anche la sovrapposizione è ben spiegata: i solchi generati a ridosso del cratere sono stati poi sottoposti a nuovi rotolamenti da parte di rocce che hanno compiuto tutto il giro del satellite prima di tornare in zona. 

C'è un'area in cui non sono presenti scie: in tal caso le simulazioni hanno mostrato come si tratti di un'area bassa di Phobos, circondata da un rialzo che sarebbe stato in grado non di bloccare il rotolamento, ma di agire come trampolino per prendere velocità e alzarsi per una sorta di "volo suborbitale".

Phobos e il rotolamento delle rocce, tra giri completi e trampolini. Credit: Ken Ramsley / Brown University
Phobos e il rotolamento delle rocce, tra giri completi e trampolini.
Credit: Ken Ramsley / Brown University