Come Milkomeda, ma dieci miliardi di anni fa
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La chimica e la traiettoria delle stelle galattiche svela la storia della Via Lattea, passata dieci miliardi di anni fa per una fusione gigante con Gaia-Enceladus


Fonte Amina Helmi et al, The merger that led to the formation of the Milky Way's inner stellar halo and thick disk, Nature (2018)


Rappresentazione artistica di Encelado divorato da una galassia simile alla Via Lattea. Credit: René van der Woude, Mixr.nl
Rappresentazione artistica di Encelado divorato da una galassia simile alla Via Lattea. Credit: René van der Woude, Mixr.nl

Circa 10 miliardi di anni fa la Via Lattea si è fusa con una grande galassia , battezzata Gaia-Enceladus. Le stelle di questa seconda galassia sono andate a formare gran parte dell'alone della Via Lattea forgiando anche il disco spesso fino a fargli assumere la attuale morfologia "gonfiata". 

Le galassie giganti che vediamo oggi sono il risultato di fusioni del passato ma ancora ci si chiede se alla base ci sia una grande fusione oppure un grande numero di fusioni minori. Composizione chimica, traiettoria e posizione delle stelle di alone sono fattori chiave per la comprensione della storia della Via Lattea in tal senso e i dati di Gaia, in particolare la DR2 (Data Release 2) sono una fonte di dati fondamentale. 

Proprio dai dati di Gaia (satellite ESA) è stato possibile dedurre la presenza, nella storia galattica, di una sola grande fusione all'origine della maggior parte delle stelle di alone.

Il video mostra una simulazione a N-corpi della fusione della Via Lattea (le cui stelle sono in blu) e una piccola galassia a disco somigliante alla Grande Nube di Magellano per massa (stelle in rosso). All'inizio le due galassie  sono separate ma la gravità le spinge ad unirsi portando all'assorbimento della galassia minore. Distinguere le stelle non è semplice nell'ultimo stadio ma è ancora possibile osservandone il moto e la composizione chimica.Credit: H.H. Koppelman, A. Villalobos, A. Helmi (University of Groningen)

La firma chimica di molte di queste stelle è chiaramente diversa da quella delle stelle indigene e rappresentano, a loro volta, un gruppo molto omogeneo a indicare una origine comune. Diagrammando traiettorie e composizioni chimiche si è riusciti a risalire all'invasore: le stelle più giovani originate in Gaia-Enceladus sono attualmente più giovani delle stelle galattiche presenti nel disco spesso, il che vuol dire che il progenitore del disco era già presente al tempo della collissione, con un risultato dato dal rigonfiamento attuale.

Una galassia, quindi, decisamente più grande rispetto alla Grande Nube di Magellano, una galassia il cui nome - Gaia-Enceladus - è dedicato al Gigante Enceladus che nella mitologia greca nacque da Gaia (la Terra) e Urano (il cielo). 

I dati ottenuti da Gaia ricordano molto una simulazione fatta girare ben dieci anni fa da uno studente Ph.D.