Dalle nane bianche zombie la prova dei buchi neri di massa intermedia
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In base alle simulazioni, l'incontro tra un buco nero di massa intermedia - ancora mai osservato - e una nana bianca determinerebbe la riattivazione del relitto stellare in ogni scenario testato


Fonte Peter Anninos et al. Relativistic Tidal Disruption and Nuclear Ignition of White Dwarf Stars by Intermediate-mass Black Holes, The Astrophysical Journal (2018)


Evoluzione di densità e temperatura di una nana bianca riaccesa da un buco nero intermedio. Crediti Peter Anninos et al.
Evoluzione di densità e temperatura di una nana bianca riaccesa da un buco nero intermedio.
Crediti Peter Anninos et al.

Le nane bianche, nuclei agonizzanti di stelle di media massa giunte a fine vita, possono rivitalizzarsi nel caso di incontro ravvicinato con un buco nero di massa intermedia, ad oggi ancora una sorta di unicorno rosa nello scenario dell'universo dal momento che di prove osservative di esistenza non ce ne sono ancora. I range di simili buchi neri si attestano a metà tra i buchi neri stellari e quelli supermassivi, da 100 a 100 mila masse solari quindi, ma la loro esistenza secondo i teorici potrebbe essere rivelata dal riaccendersi di una nana bianca , destinata in seguito a distruggersi. 

A dirlo sono le simulazioni ai supercomputer e dalle stesse simulazioni appare evidente come processi simili siano in grado di creare onde elettromagnetiche e gravitazionali tali da essere captate da interferometri in orbita terrestre. 

La riattivazione della nana bianca si è verificata in ogni scenario posto sotto test e il fatto di poter "vedere" questo evento si concretizzerebbe con la detection implicita di un buco nero di massa intermedia. L'effetto visibile verrebbe a dipendere dalla fusione, dalla nucleosintesi, della materia stellare in quantità di ferro e calcio dipendenti dalla vicinanza dell'incontro con il buco nero: maggiore è la vicinanza e maggiore è l'efficienza della nucleosintesi. Il perfetto incontro, a una distanza di due o tre raggi del buco nero, riuscirebbe a fondere fino al 60% della materia stellare in ferro.

Il fenomeno di stretching stellare risultante sarebbe molto complicato: una stella sferica che approccia un buco nero si vedrebbe compressa dalle forze mareali in una direzione perpendicolare al piano orbitale, con il risultato di una riaccensione stellare. All'interno del piano orbitale, però, le forze gravitazionali forzerebbero la stella tendendo a distruggerla, in un gioco di effetti in competizione.