Due flare dal centro galattico contro le teorie di accrescimento
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Due flare con tempistiche fuori standard alle diverse lunghezze di onda sembrano andar contro il modello generalmente accettato di accrescimento di buchi neri supermassicci


Fonte G. G. Fazio et al. Multiwavelength Light Curves of Two Remarkable Sagittarius A* Flares, The Astrophysical Journal


Il centro galattico
Il centro galattico

La variabilità del buco nero supermassiccio della Via Lattea è uno strumento molto utile per la comprensione dell'accrescimento di buchi neri di questo tipo poiché si tratta dell'oggetto più vicino che possiamo studiare. Per decenni sono state osservate rapide fluttuazioni a tutte le lunghezze d'onda dello spettro elettromagnetico , sebbene la parte dello spettro più penalizzata dalla presenza di polvere sia proprio quella ottica, affievolita di un fattore superiore al trilione. Cercare un modello in grado di spiegare queste variazioni è una delle sfide attuali in tema di accrescimento e si è sempre ritenuto che la diversa tempistica con la quale i diversi picchi appaiono sia indice del processo e della struttura spaziale della materia intorno al buco nero: il materiale più caldo deve essere presente nelle zone più prossime al buco nero per lasciar via via spazio al materiale più freddo. 

Le osservazioni hanno sfruttato la camera infrarossa IRAC di Spitzer Space Telescope, il Chandra X-Ray observatory, l'Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (ALMA) e il telescopio terrestre Keck giungendo a modelli di calcolo in grado di simulare la modalità di accrescimento del materiale, il riscaldamento e l'irraggiamento oltre al modo con il quale noi osservatori potremmo osservare le variazioni in base alla Relatività Generale. 
Il modello più calzante vede le onde più corte provenire dalle zone più prossime al buco nero e le emissioni più fredde provenire da zone più distanti, con la prima tipologia di emissione precedere la seconda in termini di distanza temporale.

Questo delay temporale sarebbe quindi interpretabile come una diversa distanza dal centro: il flare si produce verso l'interno con una subitanea emissione X e si propaga verso l'esterno, perdendo energia e emettendo a lunghezze maggiori. Nuove osservazioni del 2018, tuttavia, vanno contro questo modello: due flare in particolare hanno evidenziato un comportamento in controtendenza. Il primo flare si è acceso contemporaneamente a tutte le lunghezze d'onda mentre il secondo ha visto delay comunque troppo brevi per poter essere spiegati con la distanza dal centro.