La Nova del 1670 fu una fusione tra nana bianca e nana bruna
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Osservazioni di ALMA rivelano elementi incompatibili con una nova nei resti di CK Vulpeculae. La presenza di litio spinge verso la fusione di una nana bianca con una nana bruna


Fonte S P S Eyres et al, ALMA reveals the aftermath of a white dwarf–brown dwarf merger in CK Vulpeculae, Monthly Notices of the Royal Astronomical Society


CK Vulpeculae ripresa da ALMA. I due anelli hanno evidenziato elementi chimici coerenti con una fusione di nana bianca e nana bruna. Crediti ALMA
CK Vulpeculae ripresa da ALMA. I due anelli hanno evidenziato elementi chimici coerenti con una fusione di nana bianca e nana bruna.
Crediti ALMA

Nel 1670 qualcosa si è acceso nel cielo e cosa fosse quel qualcosa è stato rivelato oggi dai resti rinvenuti tramite Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (ALMA). Ciò che da sempre è stato indicato come una nova , precisamente la Nova Vulpeculae (CK Vul) del 1670, in realtà si è rivelato una fusione tra una nana bianca e una nana bruna .

Ciò che resta oggi è una coppia di anelli di polvere e gas, somiglianti a una sorta di clessidra intorno a un oggetto compatto al centro, le cui proprietà non sembravano coerenti con quanto atteso da una nova, da una fusione di due nane bianche. La forma, unitamente alla presenza di litio e di particolari isotopi, sembra aver spazzato l'aleatorietà intorno a questo oggetto: nel 1670 una nana bruna venne distrutta e andò a fondersi con una nana bianca
Il litio, infatti, viene distrutto molto facilmente all'interno delle stelle e la sua presenza, oltre a particolari e insolite presenze di isotopi di carbonio, azoto e ossigeno, indica la presenza di un oggetto non in grado di distruggerlo. Una nana bruna, quindi. 
La nana bianca era in possesso di una massa dieci volte superiore a quella della nana bruna il che dovrebbe aver determinato la frammentazione della seconda per cause mareali. La collisione avrebbe poi generato un cocktail di molecole e la generazione degli insoliti isotopi. Gli anelli risultano anche ricchi di formaldeide (H2CO), metanolo (CH3OH) e metanamide (NH2CHO), elementi che non sopravviverebbero a una fusione nucleare e che devono essere stati prodotti nei resti dell'esplosione.