Dalle problematiche della crosta di Vesta alla migrazione di Giove
loading

Uno studio innovativo dei dati della sonda Dawn cerca di risalire alla storia della formazione del Sistema Solare partendo dall'analisi completa della crosta di Vesta, scartando le soluzioni impossibi


Fonte “The late accretion and erosion of Vesta’s crust recorded by eucrites and diogenites as an astrochemical window into the formation of Jupiter and the early evolution of the Solar System” di D. Turrini, V. Svetsov, G. Consolmagno, S. Sirono, M. Jutzi - Icarus


Vesta ripreso da Dawn nelle prime fasi della missione. Crediti NASA/Dawn
Vesta ripreso da Dawn nelle prime fasi
della missione. Crediti NASA/Dawn

Il ruolo di Vesta come indicatore della formazione del Sistema Solare può essere ridimensionato da vari fattori: innanzitutto gli impatti successivi potrebbero aver cancellato i primissimi crateri derivanti dalle fase di costituzione del Sistema Solare e in più la crosta del nanopianeta appare più spessa rispetto a quanto ritenuto finora, il che altera le ipotesi riguardo la resistenza agli impatti della crosta. Non sarebbe "dura" ma spessa, il che è diverso. 

Anziché andare a guardare gli effetti distruttivi di un impatto, quindi, si potrebbe analizzare l'effetto totale, compreso l'apporto di nuovo materiale sulla superficie di Vesta,  bilanciando cos' il rimescolamento del materiale esistente con l'arrivo di nuovi elementi. Alcuni meteoriti di tipo HED (provenienti da Vesta, come accertato dalla stessa missione Dawn) hanno evidenziato delle anomali sovrabbondanze di acqua e elementi siderofili, fornendo dei limiti superiori alla propria abbondanza globale sul nanopianeta. Ciascun impatto sul nanopianeta può portare sia acqua sia siderofili, in quantità differenti a seconda del corpo impattante (cometa o asteroide ), il che modifica la composizione della crosta.

L'analisi può portare a verificare quali siano gli scenari impossibili, ma si tratta di una analisi basata su un numero spropositato di parametri e per questo uno studio del 2018 si è concentrato sul caso di studio della migrazione di Giove dal luogo di origine a quello di orbita attuale. Dei quattro modelli proposti, differenti in termini di entità della migrazione, l'unico compatibile con i meteoriti HED e i dati della sonda Dawn vede una migrazione di un quarto di UA per Giove.