Terza onda gravitazionale per LIGO
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Il 4 gennaio 2017 l'interferometro LIGO scova la terza onda gravitazionale: a determinarla, la fusione di due buchi neri per formarne uno di 49 masse solari, per un evento distante 3.4 miliardi di ann


Fonte Phys.org


Il 4 gennaio 2017 arriva la terza detection ufficiale di onde gravitazionali: a generarla è stata di nuovo la fusione di due buchi neri di masse di decine di masse stellari che hanno dato vita a un unico buco nero di 49 masse solari, quindi al centro tra le precedenti detection che avevano portato a buchi neri di 62 e di 21 masse solari. L'evento, battezzato GW170104, si è verificato a 3.4 miliardi di anni luce di distanza, ben più distante rispetto alle precedenti detection quindi. Di particolare rilievo sembra la geometria dei due buchi neri: sembra esistere un disallineamento tra gli assi di rotazione dei due buchi neri in fusione il che potrebbe spingere a favore del modello che vede i sistemi binari di buchi neri nascere per via dell'ambiente molto denso, per cattura gravitazionale quindi, piuttosto che per nascita binaria. Nel secondo caso, infatti, la rotazione dei due oggetti sarebbe la stessa, ma tutto questo è ancora da accertare.  Possibili aree di provenienza dell'onda gravitazionale Esattamente come è ancora da accertare un fenomeno elettromagnetico avvistato dal satellite Agile appena 0.46 secondi prima della detection delle onde gravitazionali, proveniente da un punto del cielo che potrebbe essere compatibile con la provenienza delle onde e quindi con l'evento. I  modelli ci dicono che nulla, nello spettro elettromagnetico, dovrebbe fuoriuscire da una fusione di buchi neri ma il fatto che il lampo gamma sia stato osservato in anticipo potrebbe far pensare che non sia proveniente dal momento di fusione ma da qualcosa avvenuto poco prima e legato, magari, all'ambiente circostante. Difficile da dire anche perché alle prime analisi nulla è risultato dai dati di Agile: per far uscire un segnale, debolissimo, si è insistito molto sui dati e non è detto che segnali simili possano uscir fuori anche da zone apparentemente poco interessanti, laddove l'analisi si spingesse a stessi gradi di intensità.  La fonte è Physical Review Letters {{buchinerimassastellare}} {{buchinerisecondagenerazione}}