Il cerchio si chiude intorno alla corona solare
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Una delle missioni più economiche della NASA, chiamata EUNIS e funzionante per soli 6 minuti, fa gettare la maschera ai nanoflares come sorgente di calore per la corona solare


Fonte Phys.org


Una corona solare - alta atmosfera della nostra stella - molto più calda rispetto alla superficie, un milione di gradi contro circa 5500: è sempre stato uno dei misteri da risolvere ma da qualche tempo è sotto assedio. La causa sono dei microflare troppo piccoli per essere scorti individualmente ma che, insieme, sono in grado di fornire la fonte di calore che mancava. Questo si era già capito, fondamentalmente, ma la curiosità è che una conferma proviene da una delle missioni più economiche della NASA, la EUNIS (Extreme Ultraviolet Normal Incidence Spectrograph) lanciata il 23 aprile 2013 e che ha ripreso una immagine ogni 1,3 secondi per tracciare le proprietà del materiale in una ampia gamma di temperature.  L'articolo, a firma di Jeff Brosius, del Goddard Flight Center, è stato pubblicato  su The Astrophysical Journal il 1 agosto 2014.  In genere più si va lontani da una fonte di calore e più ci si raffredda: per la corona non è così il che lascia intuire una rigenerazione di calore, in qualche modo. Alcuni hanno pensato all'azione del campo magnetico mentre altri a una differenza nei materiali che è possibile osservare a varie altezze.  Il razzo EUNIS è stato equipaggiato con uno spettrografo in grado di ottenere informazioni circa la quantità di materiale presente a ciascuna temperatura. Duecento miglia di altezza dalla Terra per un volo di appena 15 minuti, con sei minuti di osservazioni effettuate da sopra l'atmosfera: questo il lavoro di EUNIS. Poco quantitativamente, tanto qualitativamente se è vero che in questo breve periodo EUNIS ha scannerizzato una predeterminata regione del Sole, una regione attiva magneticamente complessa, sorgente di ampi flare e CME. Lo spettrografo ha separato la luce in varie lunghezze d'onda e invece di ottenere la visione del Sole "normale" è stato ottenuto un istogramma che mostra la quantità di materia a ciascuna frequenza. Ulteriori osservazioni mostrano invece la densità e i movimenti del materiale.  La ricerca è avvenuta "puntando" il materiale a 10 milioni di gradi Kelvin, temperatura tipica dei nanoflares secondo le teorie: i nanoflares dovrebbero trovarsi a temperature di circa 10 milioni di gradi ma si raffredderebbero molto rapidamente, non prima però di aver donato calore alla corona facendola arrivare a 1, 2 o anche 3 milioni di gradi.   Il materiale è stato rintracciato, con enorme soddisfazione per la missione EUNIS e per una conferma dell'esistenza di questa tipologia di riscaldamento e di attività.  Ovviamente il mistero della corona sembra risolto, ma la domanda ora cambia: cosa genera i nanoflares? {{coronadettagli}}