Tra quinta forza e radiazione di Hawking
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Da un lato, la materia oscura potrebbe essere spiegata con una quinta forza fondamentale dell'universo. Dall'altro, un buco nero acustico da laboratorio aiuta Hawking


Fonte Phys.org


Tra energia oscura e materia oscura, abbiamo assegnato a componenti irrintracciabili quasi la totalità dell'universo, affidando a entità ignote il compito di regolare quel poco di materia che vediamo in giro per l'universo. L'Accademia Ungherese delle Scienze ha pubblicato di recente un articolo sulla ricerca di fotoni oscuri, indicatori di materia oscura (sempre secondo ipotesi). Lo studio ha rivelato una anomalia di decadimento radioattivo, a indicare una particella di luce 30 volte più pesante di un elettrone. Da questo studio è partito un altro lavoro della università della California, ampliato a verificare la regolarità del decadimento. Dall'analisi è risultata possibile l'esistenza di una quinta forza fondamentale, da affiancare a gravità, elettromagnetismo, interazione nucleare forte e interazione nucleare debole.  Non sarebbe, quindi, un fotone oscuro ma una particella fotofobica sconosciuta (di bene in meglio...) in grado di interagire solo con elettroni e neutroni. Secondo gli studiosi, il tutto è ripetibile in laboratorio quindi basterà attendere.  Sempre da laboratorio viene la parziale conferma della radiazione di Hawking, per la quale non tutto quel che cade in un buco nero è sottoposto a fine certa, potendo sfuggire in qualche modo. L'esperimento di Jeff Steinhauer della Tecnnion University ha riprodotto un buco nero acustico in laboratorio, osservando come in effetti alcune particelle possano allontanarsi dal buco nero stesso. Il buco nero è stato ottenuto intrappolando in un raggio laser atomi a bassissime temperature. Un secondo laser ha realizzato un dislivello in grado di consentire agli atomi di trovarsi in un limbo simile all'orizzonte degli eventi. Le particelle sonore hanno accelerato fino a livelli supersonici sul dislivello e alcune sono riuscite a sfuggire.

La fonte è MEDIA INAF e LiberoQuotidiano