Gioviani ultracaldi, uno spettro quasi stellare
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Sembra risolto uno dei misteri riguardanti i pianeti gioviani ultracaldi: l'assenza di vapore acqueo non è legato a una maggiore abbondanza di carbonio rispetto all'ossigeno ma alla rottura delle mole


Fonte From thermal dissociation to condensation in the atmospheres of ultra hot Jupiters: WASP-121b in context - Astronomy & Astrophysics (V. Parmentier et al)


  La composizione degli esopianeti gioviani ultracaldi è sempre risultata improbabile ed esotica alle osservazioni di Hubble e Spitzer, ma la soluzione al dilemma sembra esser stata fornita a metà 2018 da un team della School of Earth and Space Exploration e della Arizona State University: l'atmosfera della zona diurna di pianeti di questo tipo somiglierebbe maggiormente a quella di una stella piuttosto che a quella di un pianeta. A destare stupore, da anni, è sempre stata l'assenza di vapore acqueo, presente invece in misura abbondante in esopianeti simili ma più freddi. I pianeti ultracaldi hanno tutto per poter creare vapore acqueo (hanno idrogeno e ossigeno) ma la forte radiazione ricevuta sul lato diurno spezza le molecole nelle sue componenti. La temperatura del lato diurno, bloccato in sincronia con la stella, va da 2000 a 3000 gradi Celsius ponendo questi pianeti tra i più caldi conosciuti.  Gli spettri ottenuti da Hubble e Spitzer fanno sempre riferimento al lato illuminato dei pianeti visto che quello notturno è difficilmente osservabile e, sebbene le componenti chimiche siano le stesse, la temperatura gioca un ruolo fondamentale sullo spettro ricevuto. Le osservazioni e i modelli su gioviani ultracaldi come WASP-103b, WASP-18b e HAT-P-7b hanno evidenziato proprio la rottura del vapore acqueo nelle componenti chimiche. Prima di questo studio si pensava che questi pianeti potessero essere nati con una prevalenza di carbonio rispetto all'ossigeno, ma in realtà la teoria non riusciva a spiegare come mai, saltuariamente, il vapore acqueo potesse essere presente. In virtù di questi misteri, sono stati adattati ai gioviani ultracaldi gli stessi modelli applicati alle nane brune, stelle fallite, riscontrando forti analogie tra le stelle stesse e il lato illuminato dei pianeti osservati.