Una soglia minima di radiazione UV per la vita
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Esperimenti di laboratorio hanno individuato la soglia minima di radiazione UV che la stella deve sviluppare per consentire la vita come la conosciamo sui pianeti in orbita.


Fonte The origin of RNA precursors on exoplanets - Science Advances (Thompson, Ed Gillen, John D. Sutherland e, Didier Queloz)


Un fattore importante per lo sviluppo della vita su un pianeta sembra essere una sufficiente quantità di radiazione ultravioletta, in grado di innescare reazioni chimiche basilari per gli elementi alla base della vita. In base a questa ipotesi è stato individuato un set di esopianeti con maggiori probabilità di ospitare forme di vita, anche se ogni studio pubblicato fornisce un set diverso in base ai diversi (e purtroppo singoli) parametri presi in considerazione.  La radiazione ultravioletta, interagendo con l'acido cianidrico, parteciperebbero alle reazioni in grado di costituire l'RNA, la prima molecola (forse) in grado di trasmettere informazioni. In laboratorio un team di scienziati, armato di lampade UV, ha così generato precursori di lipidi, aminoacidi e nucleotidi, essenziali per la vita come la conosciamo. A lampada spenta l'esperimento non ha dato risultati quindi si è proceduto a misurare la quantità di radiazione UV necessaria a innescare le reazioni. Le stelle simili al Sole, secondo l'esperimento e anche in maniera decisamente ovvia, hanno dimostrato di avere radiazione UV a sufficienza mentre le stelle fredde, altrettanto ovviamente, non sviluppano radiazione a sufficienza a meno di non essere soggette a potenti flare.  Tra gli esopianeti posti in zone favorevoli c'è, ad esempio, Kepler 542b (uno dei tanti cugini terrestri).