Uno scenario per spiegare come può una stella "morta" stare ancora lì
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Eta Carinae sembra essere esplosa centosettanta anni fa, ma in realtà è ancora lì. L'eco di luce arrivato dopo 170 anni accende la luce su un possibile scenario in grado di spiegare il tutto


Fonte - - Monthly Notices of the Royal Astronomical Society (-)


Scenario di Eta Carinae. Credit: NASA, ESA, and A. Feild (STScI) Falsi positivi anche per la morte stellare: Eta Carinae si comporta come una stella esplosa eppure è ancora lì. Centosettanta anni fa il bagliore emesso dalla stella simulò perfettamente una esplosione di supernova ma la stella non esplose. Oggi l'universo offre una macchina del tempo spettacolare: la luce che all'epoca venne indirizzata in direzioni diverse dalla Terra ha "rimbalzato" sul mezzo interstellare e oggi si presenta ai nostri occhi. Una eco di luce che oggi trova pronta una strumentazione molto migliore di quella di 170 anni fa, in grado di misurare una espansione del materiale venti volte superiore a quella che era attesa per l'evento. A questo punto l'esplosione potrebbe essere stata innescata da una "rissa" tra tre stelle sorelle, una delle quali ebbe la peggio con le altre due ancora vive in sistema binario. Eta Carinae potrebbe aver divorato una delle stelle compagne, quindi, facendo volar via più di 10 masse solari nello spazio e creando lobi bipolari enormi dai quali sono nate le strutture che vediamo ora. L'eco di luce è stata captata da telescopi di apertura moderata a Cerro Tololo mentre tramite Magellan e Gemini South è stato possibile analizzare la luce e misurare le velocità. Non è stato facile trovare uno scenario in grado di spiegare una esplosione di energia inaudita senza morte stellare e alla fine la fusione in un sistema triplo sembra, ad oggi, quello che approssima bene le osservazioni odierne. Due stelle massicce sono in orbita stretta con una terza stella più larga. Quando una delle due stelle strette si avvicina al termine della propria vita inizia a espandersi e rilascia materiale sulla stella più vicina, che cresce fino a 100 volte la massa del Sole e brilla sempre di più. La stella morente ora ha solo 30 masse solari e non ha più il suo strato esterno di gas, esponendo quindi il solo nucleo di elio caldo. Il trasferimanto di massa altera gli equilibri del sistema e la stella all'elio si allontana sempre più, andando a interagire con la stella più esterna e cacciandola verso l'interno, dove va a morire fondendosi con la stella gigante centrale. Le due stelle si avvicinano sempre più e il materiale viene espulso prima lentamente e poi, con la fusione inale e l'esplosione, cento volte più velocemente. Il materiale dell'esplosione raggiunge l'ejecta precedente e lo riscalda, facendolo brillare nel modo in cui fu visto all'epoca. La stella all'elio, nel frattempo, si assesta in orbita ellittica passando negli strati della gigante ogni 5.5 anni, generando radiazione X.