Il Sole e la sua futura planetaria
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Le nebulose planetarie non sono sempre "scontate": per poter essere osservate serve una massa minima della stella morente e il Sole è sempre stato in bilico su questa soglia.


Fonte The mysterious age invariance of the cut-off the Planetary Nebula Luminosity Function - Nature Astronomy (Gesicki, A. A. Zijlstra e M. M. Miller Bertolami)


Sebbene si dica da anni che il nostro Sole terminerà la propria esistenza come nana bianca circondato da una nebulosa planetaria, in realtà la nebulosa non era così scontata data la massa non eccezionale della nostra stella. A fugare i dubbi è stato un nuovo modello elaborato a inizio 2018 tenendo conto della luminosità dell'inviluppo stellare espulso. La quantità di gas e polvere espulsi saranno invece abbastanza da essere "accesi" dalla radiazione del nucleo solare che resterà. Non basta: le osservazioni ci dicono che le planetarie più brillanti presenti in altre galassie hanno tutte la stessa luminosità, tanto da poter essere indicate come candele standard. Le osservazioni si scontrano con i modelli, per i quali le stelle più vecchie e di bassa massa dovrebbero dar vita a nebulose planetarie più deboli. Secondo i nuovi modelli, dopo l'espulsione del materiale, le stelle si scaldano tre volte più velocemente rispetto a quanto pensato finora il che rende più semplice per le stelle di bassa massa ionizzare il gas espulso.  Le stelle con massa inferiore a 1.1 masse solari producono nebulose planetarie più debole mentre le stelle con più di 3 masse solari originano nebulose più luminose.