La compagna sopravvissuta alla supernova SN 2001ig
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Il telescopio spaziale Hubble, a distanza di diciassette anni dalla detonazione stellare, riesce a ottenere l'immagine diretta della stella compagna della stella esplosa.


Fonte Ultraviolet Detection of the Binary Companion to the Type IIb SN 2001ig - The Astrophysical Journal (Stuart D. Ryder et al.)


Evoluzione della supernova. Credit: NASA, ESA, S. Ryder (Australian Astronomical Observatory), and O. Fox (STScI) Che le supernovae possano avere origine anche in sistemi binari non è in discussione ma a inizio 2018 una immagine di Hubble fornisce la prova osservativa del fenomeno. La maggior parte delle stelle massicce si trova in sistemi binari e molte di queste coppie finiranno per interagire tramite trasferimento di materia quando le orbite andranno a stringersi. La stella compagna di una supernova non resta a guardare ma in alcuni casi si appropria di tutto o quasi l'idrogeno espulso dalla stella in sofferenza. Milioni di anni prima dell'esplosione, la stella compagna crea, anzi, delle instabilità alla primaria dando vita a episodiche creazioni di bozzoli e gusci di idrogeno prima della catastrofe. L'esempio specifico è dato dalla supernova SN 2001ig, una supernova Type IIb "stripped-envelope": si tratta di una tipologia insolita visto che gran parte dell'idrogeno è andato perduto prima dell'esplosione. La tipologia è stata identificata per la prima volta nel 1987 dalla University of California. Il processo di perdita del guscio di idrogeno non è ancora chiaro ma inizialmente si pensò a stelle singole con veloci venti stellari in grado di soffiar via gli strati più esterni. Il problema risiedeva però nella mancata osservazione delle stelle primarie. Si pensò allora a sistemi binari, anche per il fatto che di supernovae di questo tipo iniziarono a vedersene molte, ma è difficile trovare una stella compagna, più debole, se non vicina alla Terra.      Nel 2002, appena dopo l'esplosione di SN 2001ig, gli scienziati puntarono la posizione con il Very Large Telescope di ESO prima di puntare anche Gemini South Observatory nel 2004 e le osservazioni portarono alle prime prove della presenza di una stella sopravvissuta all'esplosione. Dodici anni dopo, passato il bagliore della supernova, Hubble Space Telescope ha fornito la prova definitiva. L'impatto dell'esplosione sulla stella è stato inferiore a quanto si possa pensare poiché l'involucro di gas sottratto alla stella sofferente è andato a proteggere il nucleo della stella compagna.